Panama - Grupo L
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Una qualificazione costruita su solidità, dettagli e un filo di coltellino tra i denti nei finali
Introduzione
C’è un modo particolare in cui una nazionale prende gusto alla strada lunga: non solo vincendo, ma imparando a non perdere. Panamá ha attraversato le sue qualificazioni con quella mentalità da squadra che sa stare dentro le partite, che non si innamora del controllo sterile e che, quando serve, azzanna il momento. Non è una storia di fuochi d’artificio continui: è una cronaca di affidabilità, di vantaggi difesi bene e di pareggi che non suonano come resa.
La cartolina più nitida arriva dai punteggi: vittorie pulite, pochi gol concessi, e una sensazione costante di ordine. Anche quando il risultato resta in bilico, Panamá raramente si scompone. È come se la squadra avesse incorporato un principio semplice: il match non si vince solo con la giocata, ma con la gestione. E nella gestione, spesso, si decide un girone.
Poi ci sono le svolte, quelle che in un racconto di qualificazione diventano “momenti cerniera”. Il 6 giugno 2024, 2-0 alla Guyana in casa: un avvio che mette subito il tono, senza dramma e senza confusione. Tre giorni dopo, il 9 giugno 2024, 3-1 a Montserrat in campo neutro a Managua: un risultato che racconta capacità di adattamento, perché vincere fuori dal proprio contesto è un test mentale prima ancora che tecnico. E più avanti, quando il livello si alza, il 10 ottobre 2025 arriva l’1-0 a El Salvador: una partita da poche occasioni e molto mestiere, decisa con un margine minimo che però pesa doppio in classifica.
Il dato di base, nudo e parlante, è che Panamá ha chiuso imbattuta la Terza Ronda del proprio gruppo, e lo ha fatto con 12 punti in 6 partite, 3 vittorie e 3 pareggi, differenza reti +5 (9 fatti, 4 subiti). Nella Seconda Ronda, invece, ha marciato a punteggio pieno: 12 punti su 12, 10 gol segnati e 1 incassato, un +9 che vale come biglietto da visita.
Dentro questi numeri c’è un’identità che non ha bisogno di etichette tattiche per farsi capire: una squadra che concede poco, che si prende quello che la partita offre e che spesso decide con l’episodio giusto. E quando il tempo scorre e la pressione sale, Panamá ha dimostrato di avere un’arma preziosa: la capacità di restare viva fino all’ultimo secondo, come nel 1-1 con Surinam del 14 ottobre 2025, pareggiato al 90+6’.
Il percorso delle qualificazioni
Il percorso qualificazione in CONCACAF, qui, si legge attraverso due capitoli netti: una Seconda Ronda dominata e una Terza Ronda più complessa, dove i margini si stringono e la classifica diventa un gioco di nervi. Panamá ha attraversato entrambi gli ambienti con la stessa costante: continuità di risultati. Cambiano gli avversari, cambia la densità delle partite, ma la squadra mantiene un profilo stabile.
Nella Seconda Ronda, Gruppo D, non c’è spazio per interpretazioni: primo posto con 12 punti, 4 partite e 4 vittorie, 10 gol fatti e 1 subito. Dietro, Nicaragua a 9 e Guyana a 6. In quel segmento, Panamá non solo ha vinto: ha costruito una differenza qualitativa, trasformando ogni partita in un tassello coerente. Due successi esterni (3-1 e 2-0) e due successi casalinghi (2-0 e 3-0) raccontano una squadra senza sbalzi.
Il 6 giugno 2024, Panamá-Guyana 2-0, apre con una firma chiara: Cristian Martínez e José Luis Rodríguez. È una vittoria che non lascia strascichi e che mette in moto la macchina. Il 9 giugno 2024, Montserrat-Panamá 1-3, allarga il repertorio: gol di Jovani Welch, José Fajardo e ancora José Luis Rodríguez. Quando un gruppo comincia a distribuire i gol così presto, di solito sta mandando un messaggio: non dipendiamo da un solo colpo.
Il 7 giugno 2025 arriva un’altra conferma, Belice-Panamá 0-2: segnano Fidel Escobar ed Eduardo Guerrero. È una vittoria da trasferta “professionale”, senza sbavature, perfetta per un girone breve dove l’unico modo di complicarsi la vita è fare regali. E il 10 giugno 2025, Panamá-Nicaragua 3-0, chiude la fase con un sigillo pesante: César Yanis, Ismael Díaz, Eric Davis. Risultato rotondo, difesa intatta, e primo posto senza discussioni.
La Terza Ronda, Gruppo A, cambia musica. Non perché Panamá smetta di vincere, ma perché le partite diventano più tese, spesso più corte. Il cammino dice: 6 partite, 3 vittorie, 3 pareggi, zero sconfitte. 12 punti, 9 gol fatti e 4 subiti. Un dato, questo, che vale più del semplice “imbattuta”: indica che Panamá ha saputo tenere il bordo delle partite anche quando non riusciva a spaccarle.
Nel dettaglio, i pareggi non sono tutti uguali. Il 4 settembre 2025, Surinam-Panamá 0-0: una partita che suggerisce controllo del rischio, soprattutto in trasferta, in uno stadio dichiarato e con un contesto potenzialmente scivoloso. Il 8 settembre 2025, Panamá-Guatemala 1-1: match con gol ravvicinati, Santis e Harvey a pochi minuti di distanza. Lì Panamá non scappa, ma nemmeno crolla: incassa e reagisce, e soprattutto non perde terreno.
Poi arriva il passaggio chiave: il 10 ottobre 2025, El Salvador-Panamá 0-1, decide Fajardo. È il tipo di vittoria che spesso segna i gironi: non è un 4-0 che gonfia l’autostima, è un 1-0 che ti insegna a vincere quando il campo non ti regala nulla. E subito dopo, il 14 ottobre 2025, Panamá-Surinam 1-1: Margaret porta avanti gli ospiti, Ismael Díaz pareggia al 90+6’. Non è solo un punto: è un punto emotivo, di quelli che tengono in piedi una classifica e mettono pressione agli altri.
Il 13 novembre 2025, Guatemala-Panamá 2-3, è la serata che definisce il carattere: doppietta di Waterman (30’ e 44’), poi Fajardo al 78’ dopo il tentativo di rimonta guatemalteco con Ordóñez e Muñoz. Qui Panamá mostra la capacità di segnare in trasferta e, soprattutto, di non farsi mangiare dalla partita quando l’avversario spinge. E infine, il 18 novembre 2025, Panamá-El Salvador 3-0: Blackman, Davis su rigore, J. Rodríguez. Chiusura netta, con un terzo gol che dà sapore di controllo totale.
La lettura della classifica del Gruppo A aggiunge prospettiva: Panamá prima con 12, Surinam seconda con 9, Guatemala terza con 8, El Salvador quarta con 3. Significa che la differenza la fa la continuità: Surinam e Guatemala inciampano, Panamá no. E il margine non è enorme: tre o quattro punti, in un girone così, sono un dettaglio gigantesco.
Sul piano numerico, c’è un’altra chiave: la difesa. Nella Seconda Ronda, 1 gol subito in 4 partite; nella Terza Ronda, 4 gol subiti in 6. Totale: 5 gol concessi in 10 partite. Tradotto: per battere Panamá serve costruire tanto, o essere chirurgici. E questo, in qualificazioni, è una forma di potere.
Tabella 1 Partite di Panamá nelle qualificazioni
| Data | Ronda | Gruppo | Avversario | Condizione | Risultato | Marcatori | Stadio | Città |
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
| 6 giugno 2024 | Seconda Ronda | D | Guyana | Casa | 2:0 | Cristian Martínez, José Luis Rodríguez | Città di Panamá | |
| 9 giugno 2024 | Seconda Ronda | D | Montserrat | Trasferta | 1:3 | Kaleem Simon; Jovani Welch, José Fajardo, José Luis Rodríguez | Managua | |
| 7 giugno 2025 | Seconda Ronda | D | Belice | Trasferta | 0:2 | Fidel Escobar, Eduardo Guerrero | Belmopán | |
| 10 giugno 2025 | Seconda Ronda | D | Nicaragua | Casa | 3:0 | César Yanis, Ismael Díaz, Eric Davis | Città di Panamá | |
| 4 settembre 2025 | Terza Ronda | A | Surinam | Trasferta | 0:0 | Nessun gol | Stadio Franklin Essed | Paramaribo |
| 8 settembre 2025 | Terza Ronda | A | Guatemala | Casa | 1:1 | Harvey; Santis | Stadio Rommel Fernández | Città di Panamá |
| 10 ottobre 2025 | Terza Ronda | A | El Salvador | Trasferta | 0:1 | Fajardo | Stadio Cuscatlán | San Salvador |
| 14 ottobre 2025 | Terza Ronda | A | Surinam | Casa | 1:1 | Díaz; Margaret | Stadio Rommel Fernández | Città di Panamá |
| 13 novembre 2025 | Terza Ronda | A | Guatemala | Trasferta | 2:3 | Ordóñez, Muñoz; Waterman, Waterman, Fajardo | Stadio Manuel Felipe Carrera | Città del Guatemala |
| 18 novembre 2025 | Terza Ronda | A | El Salvador | Casa | 3:0 | Blackman, Davis, J. Rodríguez | Stadio Rommel Fernández | Città di Panamá |
Tabella 2 Seconda Ronda, Gruppo D
| Pos | Squadra | Pts | PG | V | N | P | GF | GS | Diff |
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
| 1 | Panamá | 12 | 4 | 4 | 0 | 0 | 10 | 1 | +9 |
| 2 | Nicaragua | 9 | 4 | 3 | 0 | 1 | 9 | 4 | +5 |
| 3 | Guyana | 6 | 4 | 2 | 0 | 2 | 6 | 4 | +2 |
| 4 | Montserrat | 3 | 4 | 1 | 0 | 3 | 3 | 10 | -7 |
| 5 | Belice | 0 | 4 | 0 | 0 | 4 | 1 | 10 | -9 |
Tabella 3 Terza Ronda, Gruppo A
| Pos | Squadra | Pts | PG | V | N | P | GF | GS | Diff |
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
| 1 | Panamá | 12 | 6 | 3 | 3 | 0 | 9 | 4 | +5 |
| 2 | Surinam | 9 | 6 | 2 | 3 | 1 | 9 | 6 | +3 |
| 3 | Guatemala | 8 | 6 | 2 | 2 | 2 | 8 | 7 | +1 |
| 4 | El Salvador | 3 | 6 | 1 | 0 | 5 | 2 | 11 | -9 |
Come giocano
Panamá, letta solo dai risultati, ha un’impronta chiara: squadra che riduce l’oscillazione. Dieci partite di qualificazione, nessuna sconfitta, e soprattutto un numero piccolo di gol subiti: 5. Non è un dettaglio estetico, è la base operativa. Quando una nazionale concede in media mezzo gol a partita su un campione del genere, significa che la priorità è non regalare transizioni pulite, non farsi aprire in due, restare dentro la struttura emotiva del match.
La seconda evidenza è la gestione dei margini. Panamá ha vinto spesso con punteggi “puliti” e senza scarti isterici: 2-0, 0-2, 3-0, 1-0. Anche il 3-1 a Montserrat segue una logica: segnare più di uno, sì, ma senza trasformare la partita in un ping-pong. Persino quando arriva un 3-2, come in Guatemala, la dinamica racconta un controllo iniziale (due gol nel primo tempo) e poi la necessità di rispondere al ritorno dell’avversario con un colpo definitivo.
Sul ritmo delle partite, Panamá sembra gradire i match “corti”. Nella Terza Ronda, tre pareggi su sei: 0-0, 1-1, 1-1. Non è un dato da leggere come mancanza di ambizione, ma come riconoscimento del contesto: quando la classifica è stretta, il pareggio fuori casa può essere una moneta buona se poi in casa fai la differenza. E infatti, in casa, Panamá ha chiuso con un 3-0 a El Salvador e un 3-0 a Nicaragua, oltre al 2-0 alla Guyana: tre vittorie casalinghe con porta inviolata in quel pacchetto.
C’è poi un elemento da “squadra adulta”: i finali. Il pareggio al 90+6’ contro Surinam non è un colpo di fortuna isolato, è un segnale: Panamá resta in partita fino alla sirena. Questo cambia anche la psicologia degli avversari, che sanno di non poter abbassare la guardia. E quando una nazionale trasforma gli ultimi minuti in un territorio competitivo, spesso guadagna punti che valgono doppio.
Il reparto gol, sempre letto dai marcatori disponibili, suggerisce varietà. In dieci partite segnano nomi diversi: Cristian Martínez, José Luis Rodríguez, Jovani Welch, José Fajardo, Fidel Escobar, Eduardo Guerrero, César Yanis, Ismael Díaz, Eric Davis, Waterman, Blackman. Anche senza entrare nei ruoli, la conclusione è semplice: Panamá non vive di un’unica fonte offensiva. Fajardo compare in momenti importanti (gol dell’1-0 a El Salvador, e rete decisiva nel 3-2 in Guatemala), ma non è una dipendenza esclusiva: quando servono gol, arrivano anche da altri.
Le vulnerabilità, sempre dai numeri, sembrano più legate alle partite in cui Panamá non riesce a “staccare” l’avversario. I pareggi 1-1 indicano un rischio tipico: concedere il primo colpo e dover inseguire, oppure pareggiare troppo presto e non riuscire poi a riprendere il comando. Il caso Surinam in casa è emblematico: subisce all’inizio (21’) e poi deve spingere fino a un recupero lunghissimo per salvare il punto. In un torneo breve come il Mondiale, questo tipo di scenario può costare fatica e cartellini, e quindi va gestito con lucidità.
Il gruppo al Mondiale
Il Mondiale apre un capitolo completamente diverso, perché il ritmo cambia e i nomi sul tabellone non concedono tregua. Panamá è inserita nel Gruppo L e ha un calendario lineare, senza incroci “misteriosi” né rivali da definire: Ghana, Croazia, Inghilterra. Tre partite, tre identità diverse di avversario, e un dettaglio logistico che pesa: due gare a Toronto, una nell’area di New York e New Jersey. Spostamenti contenuti, ma non trascurabili, e soprattutto una narrativa chiara: partenza e seconda uscita nello stesso stadio, poi chiusura in un impianto più grande e con un palcoscenico emotivo diverso.
C’è un punto che Panamá può portarsi dietro dalle qualificazioni: l’abitudine a non perdere. In un girone mondiale, spesso la prima regola è restare vivi dopo la prima partita. E qui la prima partita è Ghana-Panamá: un debutto che obbliga a capire subito il livello del torneo, a misurare la propria solidità contro un avversario che non concede tempi morti. Per una squadra che ha costruito la propria campagna su equilibrio difensivo e risultati corti, l’obiettivo emotivo è evitare di “aprire” la gara troppo presto.
La seconda partita, Panamá-Croazia, arriva ancora al BMO Field. È una circostanza interessante: stesso stadio, stesso contesto, e dunque meno variabili esterne. Qui Panamá può provare a portare la partita sul suo terreno: bloccare l’inerzia avversaria, rendere ogni possesso una disputa, e aspettare la finestra giusta. Se nelle qualificazioni ha mostrato qualcosa, è la capacità di incidere con l’episodio: un rigore, una palla inattiva, una ripartenza rifinita. E in un match che si gioca su dettagli, questo è un patrimonio.
La terza, Panamá-Inghilterra al MetLife Stadium, ha tutta l’aria della notte in cui si decide la vita del girone. Che tu ci arrivi a caccia del punto che serve o del miracolo sportivo, la partita finale spesso ti chiede due cose: energia mentale e disciplina. Panamá, per mentalità vista nelle qualificazioni, sa stare dentro le partite fino al 90+; ma per farlo contro un avversario del genere serve anche evitare l’errore banale, quello che in CONCACAF magari perdoni e qui no.
Il gruppo, però, non è solo “nomi” e “bandiere”: è un gioco di incastri. Panamá non ha bisogno di trasformarsi in qualcosa che non è. Il suo percorso suggerisce un piano coerente: mantenere punteggi bassi, restare attaccata al risultato e arrivare agli ultimi 20 minuti con la possibilità di colpire o di difendere un punto. La differenza la farà la qualità delle scelte nei momenti chiave: gestione dei primi 15 minuti, gestione del post-gol (fatto o subito), e lucidità nelle palle ferme.
Tabella 4 Calendario del Gruppo L per Panamá
| Data | Stadio | Città | Partita | Avversario di Panamá |
|---|---|---|---|---|
| 17 giugno 2026 | BMO Field | Toronto | Ghana vs Panamá | Ghana |
| 23 giugno 2026 | BMO Field | Toronto | Panamá vs Croazia | Croazia |
| 27 giugno 2026 | MetLife Stadium | New York / New Jersey | Panamá vs Inghilterra | Inghilterra |
Partita 1: Ghana vs Panamá Copione probabile: esordio che chiede calma, perché i primi minuti spesso sono una trappola emotiva. Panamá, vista la sua storia recente di risultati corti e difesa affidabile, può scegliere la via della partita “chiusa”: pochi rischi, densità, e provare a portare il match su una questione di episodi. Pronostico: pareggio.
Partita 2: Panamá vs Croazia Copione probabile: la gara dove Panamá può sfruttare la familiarità dello stadio e tentare di alzare un filo il baricentro senza perdere ordine. Nelle qualificazioni, quando Panamá ha trovato continuità, ha spesso chiuso con porta inviolata e due o tre gol fatti. Qui non serve replicare i numeri, ma replicare la logica: segnare per primi e costringere l’avversario a inseguire dentro una partita scomoda. Pronostico: pareggio.
Partita 3: Panamá vs Inghilterra Copione probabile: la partita più esigente, soprattutto se il girone si decide negli ultimi 90 minuti. Panamá dovrà essere una squadra “di dettagli”: niente regali, linee corte, e una capacità di soffrire senza disunirsi. Il precedente interno delle qualificazioni contro Surinam, pareggiato al 90+6’, racconta una dote utile: la persistenza. Ma qui, se vai sotto, recuperare è più caro. Pronostico: vince Inghilterra.
Chiavi di qualificazione nel gruppo
- Tenere i punteggi bassi: Panamá ha concesso 5 gol in 10 partite di qualificazione, e questa deve restare la base emotiva.
- Segnare per prima quando possibile: nelle vittorie più “pesanti” (3-0, 2-0, 1-0) Panamá ha imposto la direzione del match.
- Curare i finali: il gol al 90+6’ a Surinam è un promemoria che i punti si strappano anche quando sembra finita.
- Evitare la partita “a fisarmonica”: quando il match si allunga e diventa scambio, Panamá rischia di perdere il suo vantaggio di ordine.
Opinione editoriale
Panamá arriva al Mondiale con un merito che non fa rumore ma fa classifica: è diventata una squadra difficile da piegare. La campagna racconta una nazionale che sa mettere un lucchetto alle partite e che, soprattutto, non si lascia trascinare dal caos. In un torneo dove spesso vince chi sbaglia meno, questa è una valuta forte. Il problema, semmai, è l’altro lato della medaglia: quando il match non si apre, Panamá deve trovare il modo di trasformare il controllo in un colpo vero, in un’occasione che non sia solo “speriamo”.
La cartina tornasole, per me, resta la partita del 10 ottobre 2025 a San Salvador: 1-0, gol di Fajardo. È il tipo di match che ti insegna come si sopravvive in un contesto ostile, e come si porta a casa una vittoria senza dominare. Al Mondiale, quel tipo di partita non è un’eccezione: è un’abitudine. Se Panamá saprà riprodurre quel livello di disciplina — senza perdere la capacità di mordere quando si apre una fessura — allora il girone non sarà una passeggiata per nessuno.
Il finale di questa storia non chiede miracoli, chiede coerenza. Panamá non deve inseguire un’estetica: deve inseguire il suo punto di forza, che è la stabilità. E dentro la stabilità, ricordarsi la lezione più preziosa: quando la partita si sporca, non vince chi si lamenta. Vince chi rimane lucido. E quella lucidità, in queste qualificazioni, Panamá l’ha mostrata più volte. La domanda è se riuscirà a portarla intatta anche quando il palco si fa enorme.