Haiti - Grupo C

Haití, il sogno che non chiede permesso

🇭🇹 Haití, il sogno che non chiede permesso

Una nazionale in trasferta permanente che ha imparato a fare punti anche quando il campo non è casa

Introduzione

C’è un certo tipo di partita che racconta più di quanto dica il tabellino. Haití l’ha vissuta spesso: valigie sempre pronte, geografie che cambiano, “casa” che diventa una città neutra, eppure la maglia resta la stessa. In queste Eliminatorie CONCACAF la sua storia non è quella di una squadra che aspetta l’occasione: è quella di una squadra che se la costruisce, spesso lontano dalle comodità, quasi sempre dentro l’urgenza.

Il viaggio comincia con immagini semplici e taglienti. Una rete che sblocca, un raddoppio che dà ossigeno, un finale da gestire senza tremare troppo. E poi, appena ti rilassi, arriva la curva opposta: una serata dove tutto sembra aperto e invece si spezza di colpo. Haití è stata entrambe le cose: squadra capace di colpire duro e squadra costretta a ricomporsi in fretta.

Se si atterra sui numeri, il quadro è chiaro e per niente romantico: nella Terza Ronda del Gruppo C Haití è prima con 11 punti in 6 partite, frutto di 3 vittorie, 2 pareggi e 1 sconfitta, con 9 gol segnati e 6 subiti, differenza reti +3. Numeri “da qualificazione” che però non raccontano il come: perché Haití li ha costruiti alternando serate di controllo a serate da trincea, e soprattutto con un attaccante-capitolo a parte, Duckens Nazon, che compare nei momenti in cui la partita decide di scappare via.

Tre momenti-bisagra, con data e firma, fotografano la traiettoria. Il 10 giugno 2025, in campo nominalmente “in casa” ma a Oranjestad, arriva lo scossone: Haití–Curazao 1-5, una lezione severa e rumorosa. Poi il 9 settembre 2025, Costa Rica–Haití 3-3: partita da film corto, con Nazon che segna tre volte e Haití che dimostra di saper rispondere anche quando l’onda ti passa sopra. Infine il 13 novembre 2025, Haití–Costa Rica 1-0: un gol di Pierrot e la sensazione che la squadra abbia imparato a trasformare l’energia in punti, anche senza bisogno di scintillare.

E se serve un’immagine definitiva, basta guardare dove gioca: Willemstad, Oranjestad, Bridgetown. Questa Haití non ha potuto cucirsi addosso un fattore campo tradizionale. Ha dovuto inventarselo: abitudine all’adattamento, gestione emotiva, e una forma di pragmatismo che, in un girone equilibrato, pesa quasi quanto la qualità.

Il percorso delle qualificazioni

Il percorso di Haití dentro le Eliminatorie CONCACAF, qui, si legge attraverso due fotografie di classifica: una nella Seconda Ronda e una nella Terza. Non è un dettaglio: la Seconda Ronda è stata la base numerica, la Terza Ronda è la prova di maturità, quella in cui il calendario ti mette di fronte avversari più strutturati e ti chiede continuità, non solo fiammate.

Nella Seconda Ronda, Gruppo C, Haití chiude al secondo posto con 9 punti in 4 partite: 3 vittorie e 1 sconfitta, 11 gol fatti e 7 subiti, differenza reti +4. Davanti c’è Curazao a punteggio pieno (12), dietro il resto del gruppo staccato. Il dato che resta addosso, anche a distanza di partite, è la dicotomia: Haití segna tanto (quasi 3 gol a gara), ma prende anche gol; e soprattutto inciampa proprio contro la squadra che domina la classifica, Curazao, con un 1-5 che pesa come una nota a margine scritta in rosso.

La lettura comparata della classifica della Seconda Ronda è quasi didattica. Curazao: 15 gol fatti, 2 subiti, +13. Haití: 11 fatti, 7 subiti, +4. Tradotto: Haití aveva attacco e volume, ma meno equilibrio difensivo. E la differenza tra prima e seconda non è solo nei punti: è in quanto poco concedi quando il livello si alza.

Poi si passa alla Terza Ronda, sempre Gruppo C, e qui il racconto cambia tono. Haití è prima con 11 punti; Honduras è seconda con 9; Costa Rica terza con 7; Nicaragua quarta con 4. La distanza non è enorme: due risultati possono ridisegnare tutto, e infatti Haití non è una capolista “di marmo”, è una capolista che ha dovuto passare anche dal fango. Però emerge una qualità precisa: la capacità di fare punti con più registri. Pareggiare 0-0 con Honduras (5 settembre 2025) non è lo stesso che pareggiare 3-3 con Costa Rica (9 settembre 2025). Haití ci è riuscita in entrambi i modi.

Il confronto con le rivali dirette, sempre dentro la classifica di Terza Ronda, dice altro. Honduras ha una differenza reti identica (+3) ma ha segnato meno (5 contro 9) e subito meno (2 contro 6): squadra da margini stretti, partite spesso chiuse. Costa Rica ha segnato quasi quanto Haití (8) ma con più pareggi (4): un’accumulatrice di “mezzi passi” che tiene vivo il girone. Haití, in mezzo, ha la combinazione più “spiegabile” per una prima: segna di più della seconda e concede più della seconda, ma porta a casa più vittorie. In un gruppo così, la vittoria è moneta più rara del pareggio.

La stagione emotiva dell’Eliminatoria haitiana, però, non si capisce senza guardare partita per partita: le goleade contro Barbados e Aruba, lo schiaffo contro Curazao, la rimonta d’orgoglio a San José, il crollo a Tegucigalpa, e poi la doppietta casalinga a Willemstad contro Costa Rica e Nicaragua. Una squadra che ha alternato picchi e cadute, ma che nell’ultimo tratto ha rimesso la barra dritta.

Tabella 1

Data Ronda o giornata Rival Condizione Risultato Marcatori Sede
6 giugno 2024 Seconda Ronda Santa Lucía Casa 2:1 Jean-Kévin Duverne, Duckens Nazon; Caniggia Elva Bridgetown
9 giugno 2024 Seconda Ronda Barbados Trasferta 1:3 Niall Reid-Stephen; Deedson Louicius, Markhus Lacroix, Bryan Labissiere Bridgetown
7 giugno 2025 Seconda Ronda Aruba Trasferta 0:5 Danley Jean Jacques, Frantzdy Pierrot, Ruben Providence, Duckens Nazon, Mondy Prunier Oranjestad
10 giugno 2025 Seconda Ronda Curazao Casa 1:5 Deedson Louicius; Gervane Kastaneer, Kenji Gorré, Jearl Margaritha, Kevin Felida, Jeremy Antonisse Oranjestad
5 settembre 2025 Terza Ronda Honduras Casa 0:0 Willemstad (Curazao)
9 settembre 2025 Terza Ronda Costa Rica Trasferta 3:3 K. Vargas, Al. Martínez, J. Vargas; Nazon 3 San José
9 ottobre 2025 Terza Ronda Nicaragua Trasferta 0:3 Nazon, Jean Jacques, Deedson Managua
13 ottobre 2025 Terza Ronda Honduras Trasferta 3:0 R. Rivas, A. Lozano, Quioto Tegucigalpa
13 novembre 2025 Terza Ronda Costa Rica Casa 1:0 Pierrot Willemstad (Curazao)
18 novembre 2025 Terza Ronda Nicaragua Casa 2:0 Deedson, Providence Willemstad (Curazao)

Il dettaglio che aiuta a fare analisi di rendimento è la distribuzione dei risultati: nella Seconda Ronda Haití vince tre volte segnando 2, 3 e 5 gol; perde una volta subendone 5. È una squadra che, contro avversari di fascia inferiore nel gruppo, riesce ad aprire la partita e a dilagarla; contro l’avversario più organizzato, soffre e concede tantissimo. Questo è un segnale di “tetto” prestazionale: quando l’intensità sale, non basta la spinta offensiva, serve protezione.

In Terza Ronda, la curva si fa più fine. Haití fa 3 vittorie, 2 pareggi e 1 sconfitta. Tradotto: non vive di sole goleade, ma neppure si rassegna a pareggiare. Il 0-0 con Honduras (5 settembre) è un punto di gestione. Il 3-3 con Costa Rica (9 settembre) è un punto di carattere e di qualità individuale (Nazon). Il 0-3 a Tegucigalpa (13 ottobre) è il promemoria brutale: quando l’avversario ti morde alto e ti porta in una partita fisica e verticale, Haití può andare fuori giri.

E poi c’è il “blocco Willemstad”: 1-0 a Costa Rica, 2-0 a Nicaragua. Due gare senza subire gol, tre punti più tre punti. Non sono solo risultati: sono indizi. Indizi che la squadra, dopo la sconfitta a Honduras, ha lavorato sulla compattezza e sulla capacità di mettere in tasca partite da margine minimo. Per una nazionale che ha concesso 6 gol in 6 gare di Terza Ronda, fare due clean sheet consecutivi è un cambio di pelle.

Tabella 2

Pos Squadra Pts PJ V N P GF GS DG
1 Curazao 12 4 4 0 0 15 2 +13
2 Haití 9 4 3 0 1 11 7 +4
3 Santa Lucía 4 4 1 1 2 5 9 −4
4 Aruba 2 4 0 2 2 3 10 −7
5 Barbados 1 4 0 1 3 4 10 −6

Tabella 3

Pos Squadra Pts PJ V N P GF GS DG
1 Haití 11 6 3 2 1 9 6 +3
2 Honduras 9 6 2 3 1 5 2 +3
3 Costa Rica 7 6 1 4 1 8 6 +2
4 Nicaragua 4 6 1 1 4 4 12 −8

Dal punto di vista “prestazione”, alcune segmentazioni numeriche aiutano. Haití, nelle 6 gare di Terza Ronda, segna 9 gol: 1,5 a partita. Ne concede 6: 1,0 a partita. Ma quel dato si spacca in due: c’è una sconfitta pesante (0-3) che gonfia i gol subiti, e ci sono due partite consecutive senza subire. C’è, insomma, una squadra capace di difendere se trova il contesto giusto e l’inerzia corretta.

Anche la logica casa-trasferta, dentro questi dati, è interessante. Le “gare di casa” giocate a Willemstad hanno portato un 0-0, un 1-0 e un 2-0: tre risultati corti, nessun gol subito nelle ultime due, e un totale di 3 gol fatti e 0 subiti in quelle due vittorie. In trasferta, invece, Haití ha vissuto la montagna russa: il 3-3 a San José (alta produzione offensiva, ma anche concessioni) e il 0-3 a Tegucigalpa (partita scivolata via). La vittoria 3-0 a Managua è la sintesi migliore: quando Haití segna per prima e tiene il filo, sa anche chiuderla.

Come gioca

L’identità di Haití, letta solo dai risultati e dai numeri disponibili, si può raccontare senza cadere nella trappola dei moduli: è una nazionale che vive bene quando la partita si apre e lascia spazio alle fiammate, ma che ha imparato anche a vincere di misura quando serve. Non è poco. Il salto tra la Seconda Ronda (11 gol fatti in 4 gare) e la Terza (9 in 6) dice che, salendo il livello degli avversari, Haití non può basarsi solo sulla quantità di occasioni: deve selezionare i momenti.

La prima evidenza è il rapporto con i margini. Haití ha partite “a goleada” e partite “a coltello”. Nella Seconda Ronda, due gare sono state vinte con scarto ampio: 3-1 a Barbados e 5-0 ad Aruba. Nella Terza Ronda, invece, le vittorie sono 3-0 (Nicaragua), 1-0 (Costa Rica) e 2-0 (Nicaragua). Tre modi diversi di portare via punti: dominare, colpire e chiudere, oppure gestire e proteggere il vantaggio. Quando una nazionale sa farlo, di solito significa che il gruppo ha trovato almeno due piani di gioco emotivi: uno per imporre e uno per resistere.

La seconda evidenza è la dipendenza da alcuni interpreti offensivi, soprattutto nei momenti di massima pressione. Duckens Nazon compare come marcatore in più gare chiave: segna contro Santa Lucía (2-1), segna ad Aruba (5-0), segna tre volte contro Costa Rica nel 3-3, segna a Nicaragua nel 3-0. Quattro partite diverse, quattro contesti diversi: gol per sbloccare, gol per allungare, gol per rimontare, gol per mettere in cassaforte. Se si dovesse trovare un “indice di centralità” senza dati avanzati, basterebbe questo: quando Haití è dentro il risultato, Nazon è spesso dentro la storia.

La terza evidenza è la capacità di produrre gol anche con altri nomi, che impedisce di ridurre Haití a un’unica soluzione. Contro Barbados segnano Louicius, Lacroix e Labissiere. Contro Aruba segnano Jean Jacques, Pierrot, Providence, Nazon, Prunier: cinque marcatori diversi in un 5-0. In Terza Ronda segnano anche Deedson e Providence, e Pierrot firma l’1-0 pesantissimo contro Costa Rica. Questo non cancella la centralità di Nazon, ma racconta una cosa importante: se l’avversario ti toglie un’uscita, Haití può trovare un’altra strada, almeno in alcune partite.

La vulnerabilità, invece, si intravede in due tipi di risultati. Il primo è la sconfitta larga: 1-5 contro Curazao, 0-3 contro Honduras. Sono partite in cui Haití non riesce a “restare dentro” il match con piccoli aggiustamenti: quando la gara gira male, può diventare valanga. Il secondo è l’andamento dei gol concessi nelle partite aperte: il 3-3 contro Costa Rica dice che Haití può segnare tanto, ma non sempre riesce a proteggere la propria area quando l’avversario alza il ritmo e la qualità delle giocate negli ultimi metri.

Infine c’è un dettaglio di rendimento che vale come chiave narrativa: Haití ha messo insieme, nella Terza Ronda, una sequenza di reazione. Dopo lo 0-3 a Tegucigalpa del 13 ottobre 2025, arrivano due vittorie consecutive senza subire gol (1-0 e 2-0). Senza bisogno di interpretazioni tattiche, il dato racconta mentalità e gestione: la squadra ha saputo incassare, riorganizzarsi e tornare a fare punti con pulizia. Per una nazionale che vive spesso in contesti logisticamente complicati, questa è una competenza vera.

Il gruppo al Mondiale

Il Mondiale propone a Haití un Gruppo C dal profilo immediatamente riconoscibile: un gigante planetario e due nazionali europee e africane con identità forti. I tre avversari sono Scozia, Brasile e Marocco, in un calendario che alterna subito una partita “da misurazione” e poi una salita ripida, prima di chiudere con un test che può diventare decisivo a seconda di come si muove la classifica.

C’è un elemento che entra nel racconto prima ancora del pallone: le sedi. Boston, Filadelfia, Atlanta. Tre città, tre palcoscenici, e un torneo in cui Haití, per abitudine recente, non può usare la scusa del viaggio o del campo neutro come attenuante. Il gruppo si costruisce così: preparazione mentale, gestione dei dettagli, e soprattutto capacità di rimanere competitivi anche quando il “momento” della partita non è tuo.

Il calendario mette Haití davanti alla Scozia il 13 giugno 2026. È un esordio che, per come Haití ha mostrato di saper giocare partite corte (0-0 con Honduras, 1-0 con Costa Rica), può essere letto come occasione per entrare nel torneo con equilibrio. Non serve inventarsi l’avversario: basta leggere Haití. Se riesce a portare la gara su binari di punteggio basso, come ha fatto nelle sue migliori “gare di casa” a Willemstad, può trasformare l’esordio in una partita da nervi.

Il secondo match è il 19 giugno 2026 contro il Brasile. Qui la prudenza non è un esercizio di stile: è una necessità. Haití ha mostrato di poter andare in difficoltà quando la partita prende velocità e intensità, come nel 1-5 con Curazao e nello 0-3 con Honduras. Contro un’avversaria di quel livello, la priorità diventa sopravvivere nei momenti peggiori senza trasformare la partita in una frana. Anche un risultato stretto, in un girone di tre gare, cambia la psicologia del terzo match.

La chiusura, il 24 giugno 2026 contro il Marocco, è il tipo di partita che spesso decide il destino di una nazionale “outsider”: non perché sia semplice, ma perché è quella in cui il torneo ti chiede di essere concreto. Haití ha un precedente recente che parla la lingua della concretezza: 2-0 al Nicaragua con gol nei momenti giusti (9' e 45+1'), e controllo emotivo fino alla fine. Se Haití arriverà a questa gara ancora viva, il suo modo migliore di giocarsela non sarà inseguire una partita pazza, ma costruire un piano di punteggio gestibile.

Data Stadio Città Rival
13 giugno 2026 Gillette Stadium Boston Scozia
19 giugno 2026 Lincoln Financial Field Filadelfia Brasile
24 giugno 2026 Mercedes-Benz Stadium Atlanta Marocco

Partita per partita, con pronostico in linguaggio semplice e senza fumo:

  • Haití–Scozia, 13 giugno 2026: copione probabile da partita “stretta”, con Haití che prova a non concedere transizioni pulite e a restare agganciata fino all’ultima mezz’ora. Pronostico: empate.
  • Brasile–Haití, 19 giugno 2026: qui la partita può aprirsi presto; Haití dovrà puntare a non andare sotto di due gol troppo rapidamente, perché i suoi rovesci più duri arrivano quando perde la possibilità di gestire il punteggio. Pronostico: gana Brasile.
  • Marocco–Haití, 24 giugno 2026: gara da interpretare in base alla classifica, ma per Haití l’obiettivo è renderla una sfida di dettagli, non di caos. Se riesce a replicare l’attenzione difensiva vista nelle due vittorie finali di Terza Ronda, può strappare punti. Pronostico: empate.

Chiavi di qualificazione, in chiaro e operative:

  • Vincere i duelli di punteggio basso: trasformare almeno una partita in un 0-0 o 1-0 “a favore o da proteggere”, come già successo con Honduras e Costa Rica.
  • Limitare il rischio di crollo: evitare una serata “valanga” come contro Curazao o a Tegucigalpa, perché in un girone corto la differenza reti può diventare un gancio invisibile.
  • Trovare gol senza dipendere da una sola fiammata: Nazon è un’ancora, ma i punti pesanti arrivano anche quando segnano Pierrot, Deedson, Providence.
  • Gestire i primi 20 minuti: nelle partite in cui Haití soffre, il match spesso si decide presto; nelle partite in cui Haití cresce, è perché resta viva fino all’intervallo.

Opinione editorial

Haití non ha bisogno di essere raccontata come favola: basta guardare come ha attraversato il suo girone. È una nazionale che ha imparato a mettere punti in valigia, a prescindere dal luogo e dall’umore del calendario. La capolista del suo Gruppo C di Terza Ronda non nasce da una perfezione estetica: nasce dalla capacità di non rompersi quando la partita ti sfida, e dalla freddezza di vincere anche quando il margine è minimo, come nell’1-0 contro Costa Rica a Willemstad.

Però il Mondiale non perdona le crepe che in Eliminatoria puoi coprire con una serata di gol. Le sconfitte larghe sono un segnale: 1-5 con Curazao e 0-3 con Honduras non sono incidenti isolati, sono avvisi. Haití deve portarsi dietro la versione migliore di sé: quella che difende con ordine, che non regala l’inizio, che sa segnare e poi non farsi trascinare in una partita senza freni.

Il finale di questa storia, per Haití, non si scrive con un discorso motivazionale: si scrive con una scelta concreta. La scelta di capire quando una partita va “sporca”, rallentata, spezzettata, e quando invece puoi accelerarla e viverla di strappi. Se c’è un’immagine da tenere in tasca, è quella del 13 novembre 2025: un gol, porta inviolata, tre punti. È una lezione semplice, quasi brutale.

E c’è anche un’avvertenza, altrettanto concreta, ancorata a un pomeriggio che fa male ricordare: 13 ottobre 2025, Honduras–Haití 3-0. Quando la partita diventa una salita fisica e mentale e Haití perde l’ordine, il risultato può scappare via in fretta. Al Mondiale, quel tipo di scivolata si paga doppio: nella classifica e nella testa. Haití, per restare dentro il torneo, deve prima di tutto restare dentro le partite.