Uruguay - Grupo H

Uruguay, la Celeste dalla lama corta e dal cuore lungo

🇺🇾🔥 Uruguay, la Celeste dalla lama corta e dal cuore lungo

Qualificata con mestiere e nervi saldi, l’Uruguay arriva al Mondiale con numeri da squadra matura e una domanda aperta: trasformare solidità in dominio.

Introduzione

Montevideo non è solo un punto sulla mappa: è un modo di vivere il calcio. E quando l’Uruguay apre le porte del Centenario, l’aria cambia densità. La Celeste non ha bisogno di raccontarsi: di solito le basta far scorrere la partita in quel registro antico, fatto di duelli, seconde palle e un’idea semplice ma severa della parola “competere”.

In questo cammino sudamericano, però, l’Uruguay non si è limitato a resistere. Ha saputo scegliere i momenti per mordere, e quando ha affondato i denti lo ha fatto su avversari che pesano. Il 17 ottobre 2023, al Centenario, il 2-0 al Brasile è stato un manifesto: partita controllata, colpo al momento giusto e chiusura senza fronzoli. E il 16 novembre 2023, a Buenos Aires, lo 0-2 all’Argentina è sembrato un promemoria per tutta la CONMEBOL: con l’Uruguay non esistono serate tranquille.

Il viaggio, però, non è stato una linea retta. È stato un romanzo a episodi: la sconfitta 2-1 a Quito contro l’Ecuador l’12 settembre 2023 ha mostrato quanto il margine sia sottile in altura; il 2-2 a Barranquilla il 12 ottobre 2023 ha raccontato una squadra capace di restare viva fino all’ultimo respiro, con il rigore di Núñez al 90+1’ a strappare un punto che pesa; e il 5 giugno 2025, lo 2-0 incassato in Paraguay, è stato il tipico inciampo che ti costringe a riscrivere priorità e dettagli.

Poi ci sono le notti in cui il calcio non offre effetti speciali, ma chiede pazienza. L’Uruguay ne ha collezionate parecchie: 0-0 con Paraguay (6 settembre 2024), 0-0 in Venezuela (10 settembre 2024), 0-0 con Ecuador (15 ottobre 2024), 0-0 a El Alto contro la Bolivia (25 marzo 2025) e 0-0 a Santiago contro il Cile (9 settembre 2025). Non è un dato estetico: è un indizio tecnico e mentale.

Il quadro finale delle Eliminatorie è nitido. Uruguay chiude al 4º posto con 28 punti in 18 partite, con bilancio 7 vittorie, 7 pareggi e 4 sconfitte. I gol raccontano una squadra equilibrata: 22 fatti, 12 subiti, differenza reti +10. Davanti, il gruppo di testa ha un nome proprio, Argentina a 38; attorno all’Uruguay, invece, si è formata una congestione di livello: Colombia 28, Brasile 28, Paraguay 28, con differenze sottili nei dettagli e nella resa offensiva.

E ora, con il Mondiale all’orizzonte, l’Uruguay si presenta con una doppia identità: da un lato l’abitudine a partite “corte”, inchiodate sui dettagli; dall’altro la capacità dimostrata di fare male ai più forti quando la partita si apre una fessura. In un torneo breve, è una combinazione che vale oro. Ma per trasformarla in percorso serve un passaggio ulteriore: convertire il controllo in vantaggio, e il vantaggio in tranquillità.

Il percorso delle qualificazioni

Il formato CONMEBOL è un campionato vero, più che una qualificazione: tutti contro tutti, andata e ritorno, 18 giornate per misurare continuità e resilienza. In un contesto così, non basta essere brillanti: bisogna essere affidabili. L’Uruguay lo è stato, con una firma riconoscibile: tante partite senza subire, e abbastanza picchi di rendimento per restare nella zona alta fino alla fine.

La lettura della classifica dice “quarta”, ma la sostanza è più sfumata. Uruguay chiude con 28 punti, gli stessi di Colombia, Brasile e Paraguay. La differenza la fanno le sfumature: l’Uruguay ha una differenza reti di +10, identica alla Colombia e superiore a Brasile (+7) e Paraguay (+4). A livello di gol subiti, è tra i migliori: 12 concessi in 18 gare. Solo l’Ecuador fa meglio in termini di porte “chiuse” (5 gol subiti), ma con un attacco meno produttivo (14 fatti). L’Uruguay, invece, sta nel mezzo: non è una macchina da gol, ma ha abbastanza produzione per vincere partite pesanti.

Il percorso è iniziato con un segnale immediato: 3-1 al Cile l’8 settembre 2023, con De la Cruz protagonista assoluto (doppietta) e Valverde a mettere la firma nel recupero del primo tempo. E già alla quarta giornata è arrivata la fotografia più potente: Uruguay-Brasile 2-0 (17 ottobre 2023), con Núñez e ancora De la Cruz. In mezzo, la sconfitta a Quito (2-1) ha ricordato che fuori casa ogni dettaglio pesa doppio.

Il momento più simbolico, però, resta Buenos Aires. Argentina-Uruguay 0-2 il 16 novembre 2023: non è solo una vittoria di prestigio, è una vittoria “da qualificazione”, di quelle che spostano autostima e percezione esterna. E cinque giorni dopo, il 3-0 alla Bolivia (21 novembre 2023) ha completato la settimana perfetta: tre punti “obbligatori” trasformati in una partita pulita, con Núñez ancora decisivo e un autogol a facilitare il percorso.

La seconda metà del cammino è stata più irregolare nel punteggio, non nella tenuta. Dal 6 settembre 2024 al 15 ottobre 2024 l’Uruguay ha infilato quattro gare senza segnare (0-0 Paraguay, 0-0 Venezuela, 0-1 Perù, 0-0 Ecuador): una sequenza che racconta due cose opposte e complementari. Da un lato: solidità, perché tre di quelle quattro gare finiscono senza subire reti. Dall’altro: difficoltà a “spostare” partite bloccate, soprattutto quando manca un episodio positivo nelle prime fasi.

Eppure, quando la partita chiama nervi, l’Uruguay risponde. Il 15 novembre 2024 arriva un 3-2 alla Colombia con finale da cardiopalma: autogol di Sánchez, rete di Aguirre, e poi Ugarte al 90+11’ a far esplodere il Centenario dopo il 2-2 firmato da Gómez al 90+6’. Cinque giorni dopo, 1-1 in Brasile (19 novembre 2024) con Valverde a segnare e la squadra a uscire con un punto che, in queste Eliminatorie, vale spesso più del punteggio.

Il finale è un misto di scosse e assestamenti. Il 21 marzo 2025 l’Argentina passa a Montevideo (0-1), partita di margini e di un episodio decisivo. Il 5 giugno 2025 arriva il ko 2-0 ad Asunción, che spegne l’aria e impone una reazione: cinque giorni dopo, Uruguay-Venezuela 2-0 (10 giugno 2025), e a settembre un doppio finale pulito: 3-0 al Perù (4 settembre 2025) e 0-0 in Cile (9 settembre 2025). È un atterraggio controllato, non spettacolare: ma utile.

Tabella 1

Data Giornata Avversario Condizione Risultato Marcatori Sede
8 settembre 2023 1 Cile Casa 3:1 N. de la Cruz 38', 71', Valverde 45+2'; Vidal 74' Stadio Centenario, Montevideo
12 settembre 2023 2 Ecuador Trasferta 2:1 Torres 45+5', 61'; Canobbio 38' Stadio Rodrigo Paz Delgado, Quito
12 ottobre 2023 3 Colombia Trasferta 2:2 Rodríguez 35', Uribe 52'; M. Olivera 47', Núñez 90+1' Stadio Metropolitano, Barranquilla
17 ottobre 2023 4 Brasile Casa 2:0 Núñez 42', N. de la Cruz 77' Stadio Centenario, Montevideo
16 novembre 2023 5 Argentina Trasferta 0:2 R. Araújo 41', Núñez 87' La Bombonera, Buenos Aires
21 novembre 2023 6 Bolivia Casa 3:0 Núñez 15', 71', Villamíl 39' Stadio Centenario, Montevideo
6 settembre 2024 7 Paraguay Casa 0:0 Stadio Centenario, Montevideo
10 settembre 2024 8 Venezuela Trasferta 0:0 Stadio Monumental, Maturín
11 ottobre 2024 9 Perù Trasferta 1:0 Araujo 88' Stadio Nacional, Lima
15 ottobre 2024 10 Ecuador Casa 0:0 Stadio Centenario, Montevideo
15 novembre 2024 11 Colombia Casa 3:2 D. Sánchez 57', Aguirre 60', Ugarte 90+11'; Quintero 31', Gómez 90+6' Stadio Centenario, Montevideo
19 novembre 2024 12 Brasile Trasferta 1:1 Gerson 62'; Valverde 55' Arena Fonte Nova, Salvador
21 marzo 2025 13 Argentina Casa 0:1 Almada 68' Stadio Centenario, Montevideo
25 marzo 2025 14 Bolivia Trasferta 0:0 Stadio Municipal, El Alto
5 giugno 2025 15 Paraguay Trasferta 2:0 Galarza 13', Enciso 81' Stadio Defensores del Chaco, Asunción
10 giugno 2025 16 Venezuela Casa 2:0 Aguirre 42', De Arrascaeta 47' Stadio Centenario, Montevideo
4 settembre 2025 17 Perù Casa 3:0 Aguirre 14', G. de Arrascaeta 56', Viñas 80' Stadio Centenario, Montevideo
9 settembre 2025 18 Cile Trasferta 0:0 Stadio Nacional, Santiago

Tabella 2

Pos. Selezione Pts. PJ PG PE PP GF GC Dif.
1 Argentina 38 18 12 2 4 31 10 21
2 Ecuador 29 18 8 8 2 14 5 9
3 Colombia 28 18 7 7 4 28 18 10
4 Uruguay 28 18 7 7 4 22 12 10
5 Brasile 28 18 8 4 6 24 17 7
6 Paraguay 28 18 7 7 4 14 10 4
7 Bolivia 20 18 6 2 10 17 35 -18
8 Venezuela 18 18 4 6 8 18 28 -10
9 Perù 12 18 2 6 10 6 21 -15
10 Cile 11 18 2 5 11 9 27 -18

Dentro questi numeri ci sono tendenze precise. In casa, l’Uruguay è stato una certezza: 7 gare al Centenario, 4 vittorie, 2 pareggi, 1 sconfitta, con 13 gol fatti e 4 subiti. Fuori, invece, la squadra ha vissuto di equilibrio e di episodi: 1 vittoria, 5 pareggi, 3 sconfitte, con 9 gol segnati e 8 subiti. La differenza non è solo nei punti, è nella natura delle partite: a Montevideo l’Uruguay riesce più spesso a sbloccarle; in trasferta, la partita tende a restare in bilico.

C’è poi un dettaglio che vale come radiografia: i pareggi. Sono 7 in 18 gare, e cinque di questi sono 0-0. Significa che l’Uruguay ha saputo togliere ossigeno alle partite, ma anche che in molte serate non ha trovato il colpo per cambiarne la sceneggiatura. Allo stesso tempo, le sconfitte sono “contate”: 4 in totale. In un girone lungo, è un capitale competitivo enorme.

E infine la capacità di vincere big match: 2-0 al Brasile, 0-2 in Argentina, 1-1 in Brasile, e anche il 2-2 in Colombia strappato nel recupero. Sono risultati che, messi in fila, definiscono una squadra che non si siede davanti al prestigio dell’avversario. Questo, in un Mondiale, spesso vale più dei moduli: è un’attitudine.

Come gioca

Dai risultati emerge un Uruguay che cerca controllo attraverso compattezza e pragmatismo. Non è una squadra che vive di gare “aperte” con molti gol da entrambe le parti: i numeri dicono 22 gol segnati e 12 subiti in 18 partite, cioè una media di 1,22 gol fatti e 0,67 concessi a gara. È un profilo da squadra che punta prima a non concedere, poi a colpire quando il contesto lo permette.

La firma è la partita corta. Cinque 0-0 in un’unica qualificazione non sono casualità: sono scelte, o quantomeno conseguenze coerenti. In particolare, lontano da casa l’Uruguay ha spesso costruito punteggi di sicurezza: 0-0 in Venezuela, 0-0 in Bolivia a El Alto, 0-0 in Cile. Tre trasferte, tre clean sheet, tre punti portati via senza esagerare. È gestione del rischio: non sempre elegante, ma spesso efficace.

Quando però l’Uruguay riesce a segnare per primo, la partita cambia temperatura. Il 2-0 al Brasile e lo 0-2 in Argentina hanno in comune una cosa: non sono vittorie “di caos”, sono vittorie di ordine. Anche il 3-0 alla Bolivia e il 3-0 al Perù sono successi senza scambi di colpi: una volta sbloccate, le gare sono state chiuse con disciplina e con una crescita nel punteggio che non ha mai dato appigli all’avversario.

La distribuzione delle reti, per quanto limitata ai dati disponibili, racconta un asse chiaro. Núñez compare in momenti chiave: segna al Brasile, segna in Argentina, segna alla Bolivia con doppietta, segna alla Colombia su rigore nel recupero. È un marcatore “di scena”, non solo di volume: entra dentro le partite che pesano e le sposta. Accanto a lui, ci sono firme che danno varietà: De la Cruz (doppietta al Cile e gol al Brasile), Valverde (gol al Cile e in Brasile), Aguirre (gol contro Colombia, Venezuela e Perù), De Arrascaeta (gol contro Venezuela e Perù), e perfino Ugarte a sigillare una notte pazza contro la Colombia. Non è una squadra monocolore: ha più risorse, ma spesso le attiva in casa più che in trasferta.

La vulnerabilità più evidente è l’attrito offensivo in alcune fasi. La serie di quattro gare senza segnare tra settembre e ottobre 2024 non è un incidente isolato: è il segnale di una squadra che, quando non trova transizioni pulite o un episodio su palla inattiva, rischia di restare senza strappi. E se il punteggio resta 0-0 troppo a lungo, basta un dettaglio a girare tutto: è successo a Lima (1-0 Perù con gol all’88’) ed è successo al Centenario contro l’Argentina (0-1). Due partite decise nel finale o nella ripresa, che puniscono chi non ha capitalizzato prima.

C’è anche un altro indizio: l’Uruguay ha concesso 12 gol in 18 partite, ma in alcune serate “sporche” ha subito colpi nei momenti delicati. Contro la Colombia (3-2), per esempio, ha incassato il 2-2 al 90+6’ prima di vincerla al 90+11’: emozione e rischio nello stesso fotogramma. In un Mondiale, quel tipo di oscillazione va gestita con freddezza, perché non sempre c’è tempo per rimetterla in piedi.

In sintesi, l’Uruguay gioca da squadra che sa stare dentro il torneo: difende con continuità, non perde spesso, e quando sente odore di partita grande alza l’intensità. Il passo successivo è trasformare la solidità in vantaggio “prima”, evitando che le partite restino appese a un episodio negli ultimi dieci minuti.

Il Gruppo nel Mondiale

Il gruppo è l’H e la geografia è chiara: due partite a Miami, una a Guadalajara. Non è un dettaglio di colore: è un mini-campionato dentro un torneo, con ritmi di viaggio, recupero e abitudine allo stadio. L’Uruguay inizierà e proseguirà al Hard Rock Stadium, poi chiuderà all’Stadio Chivas. La sensazione è quella di un percorso con una base logistica definita nelle prime due giornate: un vantaggio pratico che, in un Mondiale, può valere quanto una rotazione in più.

Il debutto è contro l’Arabia Saudita, il 15 giugno 2026, a Miami. Le prime partite dei tornei sono spesso le più ingannevoli: tensione, gambe pesanti, voglia di non sbagliare. E l’Uruguay, per profilo, può anche cadere nella tentazione del controllo totale. Ma qui la chiave è un’altra: evitare che la partita resti 0-0 troppo a lungo. La Celeste ha dimostrato nelle Eliminatorie di poter vivere bene in equilibrio, ma in un girone da tre partite il pareggio d’esordio rischia di complicare i calcoli.

La seconda gara, il 21 giugno 2026, sempre a Miami, è contro Cabo Verde. Qui cambia il tipo di pressione: non è il prestigio dell’avversario a mettere peso, è l’obbligo di imporsi. Ed è proprio in queste partite che l’Uruguay deve ricordarsi le sue serate migliori al Centenario: Bolivia 3-0, Perù 3-0, Venezuela 2-0. Match da gestire senza regalare l’inizio e senza aspettare che la partita diventi nervosa. Se c’è una lezione della qualificazione, è questa: quando l’Uruguay sblocca presto, poi tende a chiudere bene.

La terza è la più “di cartellone”: Uruguay-Spagna, il 26 giugno 2026, a Guadalajara. Qui torna il terreno che l’Uruguay conosce: la partita grande, quella in cui la concentrazione sale da sola. La Celeste ha già dimostrato di saper reggere e colpire contro avversari di altissimo livello, come Brasile e Argentina. La differenza, nel contesto mondiale, è la gestione del punteggio: contro una squadra capace di dominare il pallone, l’Uruguay dovrà scegliere con lucidità quando alzarsi e quando abbassarsi, perché gli errori “di scelta” diventano occasioni pulite con una velocità brutale.

Tabella partite del gruppo

Data Stadio Città Avversario
15 giugno 2026 Hard Rock Stadium Miami Arabia Saudita
21 giugno 2026 Hard Rock Stadium Miami Cabo Verde
26 giugno 2026 Stadio Chivas Guadalajara Spagna

Il pronostico, in linguaggio semplice e senza fumo, parte dal DNA mostrato nelle Eliminatorie: Uruguay è più affidabile che brillante, e spesso decide per dettagli. Contro Arabia Saudita, la partita può essere di pazienza e controllo: pronostico, vince Uruguay. Contro Cabo Verde, la partita chiede concretezza e una gestione emotiva pulita: pronostico, vince Uruguay. Contro Spagna, la gara è più aperta e dipende molto da chi segna per primo e da quanto l’Uruguay riesce a tenere basso il numero di errori “gratuiti”: pronostico, pareggio.

Il gruppo, letto attraverso la lente dell’Uruguay, non è tanto una questione di nomi quanto di scenari. Arabia Saudita può essere la partita “da non complicare”; Cabo Verde la partita “da sbloccare”; Spagna la partita “da competere senza rincorrere”. Tre copioni diversi, tre richieste diverse. E la Celeste ha mostrato, tra 2023 e 2025, di avere una qualità decisiva: sa cambiare pelle senza perdere il filo.

Clavi per qualificarsi

  • Partire con un risultato pieno all’esordio, per non trasformare la seconda gara in un’ansia.
  • Segnare per primi almeno in una delle prime due partite: l’Uruguay rende meglio quando può amministrare.
  • Mantenere la soglia difensiva vista nelle Eliminatorie: 12 gol subiti in 18 gare è un riferimento concreto.
  • Evitare finali di partita troppo “emotivi” come quello con la Colombia: in un Mondiale non sempre c’è tempo per riparare.

Opinione editoriale

L’Uruguay arriva al Mondiale con l’aria di chi non deve inventarsi nulla per essere credibile. La classifica CONMEBOL lo mette al quarto posto, ma i risultati lo raccontano più grande: battere Brasile 2-0 e vincere 0-2 in casa dell’Argentina non è un colpo di fortuna, è un segnale di identità. La Celeste sa stare nel rumore senza farsi trascinare, sa vivere nei dettagli e spesso li governa.

Il punto, semmai, è il prezzo della prudenza. Sette pareggi, cinque dei quali 0-0, sono il rovescio della medaglia: tanta solidità, ma anche troppe partite lasciate a metà, senza il morso definitivo. In un girone mondiale, dove tre gare sono un soffio, la differenza tra “controllo” e “comando” è una questione di minuti, non di concetti.

Il finale di questa storia, per diventare davvero grande, passa da un dettaglio che l’Uruguay conosce bene: non aspettare il destino, costringerlo a scegliere. La vittoria contro la Colombia del 15 novembre 2024 è un esempio luminoso e pericoloso allo stesso tempo: luminoso perché la squadra ha avuto la forza di vincerla al 90+11’, pericoloso perché aveva appena incassato il 2-2 al 90+6’. È una lezione chiara: l’Uruguay sa rialzarsi, ma non dovrebbe aver bisogno di farlo così spesso.

Se la Celeste porta al Mondiale la stessa disciplina difensiva e aggiunge un passo di cattiveria nei primi 60 minuti, il gruppo può diventare un corridoio e non un labirinto. Perché quando l’Uruguay sente odore di partita vera, come a Buenos Aires il 16 novembre 2023, non chiede permesso: entra, colpisce, e poi si mette il silenzio in tasca.