Francia - Grupo I
🇫🇷⚔️ Francia, la marcia dei Bleus: qualificazione in tasca e fame ancora intatta
Una corsa quasi senza graffi nelle Eliminatorie UEFA, e un Gruppo I mondiale che chiede subito sostanza: Senegal, un rivale dal repechaje e poi Norvegia.
Introduzione
Parigi, notti di calcio e una sensazione che torna familiare: la Francia entra in scena e l’aria si fa più densa. Non per retorica, ma per quel modo tipico di controllare il caos: un’accelerazione qui, un colpo secco là, e la partita cambia padrone senza che sembri mai davvero una sorpresa. I Bleus hanno camminato nelle Eliminatorie come chi conosce il percorso, ma non si accontenta di arrivare: vuole arrivare bene.
C’è un dettaglio che racconta più di tante frasi: la Francia non ha avuto bisogno di partite “epiche” per essere convincente. Ha costruito un’idea semplice e feroce: colpire presto quando si può, non concedere quasi nulla, e portare a casa punti come fossero mattoni. Il risultato è un percorso che profuma di solidità, senza rinunciare alla scintilla: il tipo di combinazione che, nei tornei lunghi, diventa moneta pesante.
Poi ci sono i momenti-bisagra, quelli che in una campagna di qualificazione fissano l’inerzia. Il primo è il 5 settembre 2025: Ucraina-Francia 0-2. In trasferta, con un gol di Olise al 10’ e Mbappé all’82’, la Francia mette subito un timbro: partita indirizzata presto e chiusa con freddezza. Il secondo è il 13 ottobre 2025: Islanda-Francia 2-2. Una serata meno “liscia”, con i Bleus costretti a inseguire e rispondere, ma anche capace di dire qualcosa sul carattere e sulla capacità di segnare quando il match diventa sporco. Il terzo, forse il più pesante per messaggio, arriva il 13 novembre 2025: Francia-Ucraina 4-0. Qui non è solo vittoria: è una dichiarazione di forza, con Mbappé in doppietta e una prestazione che allarga la distanza in classifica.
Ecco l’atterraggio sui numeri, senza togliere ritmo al racconto: Francia prima nel Gruppo D con 16 punti in 6 partite, imbattuta (5 vittorie e 1 pareggio), 16 gol fatti e 4 subiti, differenza reti +12. Dati che definiscono una campagna quasi chirurgica, con un paio di scosse emotive (come a Reykjavik) ma un quadro generale netto: autorità e continuità.
Se si volesse ridurre tutto a una sola immagine, sarebbe questa: una squadra che vince spesso con margine, ma che non si spezza quando il margine sparisce. Ed è proprio lì che, in ottica Mondiale, si misura il salto: non tanto “quanto sei forte”, ma “quanto rimani te stesso” quando l’avversario ti tira fuori dalla comfort zone.
Il percorso delle qualificazioni
Nel percorso UEFA, la Francia si è mossa dentro un gruppo da quattro squadre, con calendario di andata e ritorno. Sei partite per ciascuna nazionale, un format che non concede distrazioni: ogni passo falso pesa perché il totale di gare è ridotto e i punti si accumulano in fretta.
La lettura della classifica del Gruppo D è chiarissima. La Francia chiude in cima con 16 punti su 18 disponibili: 5 vittorie, 1 pareggio, 0 sconfitte. Dietro, l’Ucraina a 10, poi Islanda a 7 e Azerbaigian a 1. Non è solo una questione di “arrivare primi”: è come ci arrivi. I Bleus hanno il miglior attacco del gruppo (16 gol) e anche la miglior difesa (4 gol subiti), un doppio primato che raramente è frutto del caso.
Il dettaglio più interessante sta nella distanza emotiva che separa i risultati: la Francia ha vinto sia partite “di gestione” sia gare con segnali di spigolosità. Prendiamo la sequenza centrale: 10 ottobre 2025 Francia-Azerbaigian 3-0 e 13 ottobre 2025 Islanda-Francia 2-2. In quattro giorni passa dal dominio pulito a un pareggio in trasferta con due gol subiti, eppure la campagna non deraglia: anzi, diventa un promemoria utile. Nei tornei, le crepe non si eliminano sempre; spesso si impara a conviverci senza crollare.
Sul piano del duello diretto con l’inseguitrice, l’Ucraina, il verdetto è stato doppio e rumoroso. Prima il 0-2 in trasferta, poi il 4-0 in casa. Totale: 6-0 nei due scontri. Se un gruppo si decide spesso nei confronti tra le prime due, qui la Francia ha scelto la via più esplicita: non lasciare interpretazioni.
C’è anche un micro-racconto dentro il racconto: la capacità di rispondere. A Baku, il 16 novembre 2025, Azerbaigian-Francia parte con uno schiaffo: gol di Dadashov al 4’. È il tipo di episodio che, nelle qualificazioni, può trasformarsi in una trappola di nervi. La Francia invece ribalta con tre marcature già nel primo tempo: Mateta 17’, Akliouche 30’, autogol di Magomedaliyev 45’. Traduzione: non solo rimonta, ma rimonta rapida, che toglie ossigeno emotivo alla partita.
E poi c’è la questione “punti pesanti” contro “punti obbligati”. L’Azerbaigian, ultimo a 1 punto, era l’avversario da battere senza discussioni. La Francia lo fa con un 3-0 casalingo e un 3-1 in trasferta: sei punti pieni e differenza reti a favore. Non è glamour, è mestiere. Ed è proprio quel mestiere che costruisce la tranquillità di una qualificazione.
Infine, il pareggio di Reykjavik resta come unica macchia statistica (1 punto perso su 18), ma anche come indizio: quando la Francia concede due gol, la partita può diventare più instabile del solito. Non è una condanna, è un appunto da mettere nel quaderno di lavoro: perché al Mondiale, i margini sono più sottili e i ribaltamenti più frequenti.
Tabella 1
| Data | Gruppo | Avversario | Condizione | Risultato | Marcatori | Sede |
|---|---|---|---|---|---|---|
| 5 settembre 2025 | D | Ucraina | Trasferta | 0:2 | Olise 10', Mbappé 82' | Breslavia, Stadio Municipal |
| 9 settembre 2025 | D | Islanda | Casa | 2:1 | Mbappé 45' pen., Barcola 62' | Parigi, Parque de los Príncipes |
| 10 ottobre 2025 | D | Azerbaigian | Casa | 3:0 | Mbappé 45+2', Rabiot 69', Thauvin 84' | Parigi, Parque de los Príncipes |
| 13 ottobre 2025 | D | Islanda | Trasferta | 2:2 | Nkunku 63', Mateta 68' | Reikiavik, Laugardalsvöllur |
| 13 novembre 2025 | D | Ucraina | Casa | 4:0 | Mbappé 55' pen., 83', Olise 76', Ekitike 88' | Parigi, Parque de los Príncipes |
| 16 novembre 2025 | D | Azerbaigian | Trasferta | 1:3 | Mateta 17', Akliouche 30', Magomedaliyev 45' aut. | Bakú, Stadio Tofiq Bəhramov |
Tabella 2
| Gruppo | Pos | Squadra | Punti | PG | V | N | P | GF | GS | DR | Esito |
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
| D | 1 | Francia | 16 | 6 | 5 | 1 | 0 | 16 | 4 | +12 | Mondiale 2026 |
| D | 2 | Ucraina | 10 | 6 | 3 | 1 | 2 | 10 | 11 | −1 | play-offs |
| D | 3 | Islanda | 7 | 6 | 2 | 1 | 3 | 13 | 11 | +2 | Non qualificata |
| D | 4 | Azerbaigian | 1 | 6 | 0 | 1 | 5 | 3 | 16 | −13 | Non qualificata |
Dentro questi numeri si nasconde una segmentazione utile, quasi da lavagna tecnica.
Prima: casa e trasferta. In casa, due partite e due vittorie (2-1 all’Islanda, 3-0 all’Azerbaigian, 4-0 all’Ucraina: in realtà sono tre gare in casa, tutte vinte). Totale interno: 3 vittorie su 3, 9 gol segnati e 1 subito. Fuori: tre trasferte, con due vittorie (0-2 in Ucraina, 1-3 in Azerbaigian) e un pareggio (2-2 in Islanda). Totale esterno: 2 vittorie e 1 pareggio, 7 gol fatti e 3 subiti. Il dato parla chiaro: la Francia è stata affidabile ovunque, ma al Parco dei Principi ha alzato un muro quasi perfetto.
Seconda: le partite a punteggio corto. Solo una vittoria di misura, il 2-1 contro l’Islanda, e un pareggio 2-2. Il resto sono successi con almeno due gol di scarto: 0-2, 3-0, 4-0, 1-3. È un segnale di superiorità: quando la Francia prende il controllo, spesso lo traduce in margine, non solo in risultato.
Terza: la fase del gol. In più gare, i gol arrivano in momenti che dicono “gestione psicologica”. Contro l’Ucraina in trasferta, colpisce al 10’ e poi alza la saracinesca fino al colpo finale all’82’. Contro l’Azerbaigian in casa, segna al 45+2’, poi allunga nel secondo tempo. A Baku, ribalta nel primo tempo dopo aver incassato al 4’. Non è sempre la stessa storia, ma è sempre una storia in cui la Francia sa dove mettere le mani.
Quarta: i protagonisti del tabellino. Mbappé compare ovunque: gol su rigore e su azione, gol per aprire e per chiudere. Ma non è un monologo totale: segnano anche Olise, Barcola, Rabiot, Thauvin, Nkunku, Mateta, Ekitike, Akliouche. In un gruppo breve, avere otto-nove nomi in lista marcatori è un lusso tattico: significa che l’attacco non vive di una sola porta.
Come giocano
Se si deve descrivere “come gioca” la Francia usando solo ciò che raccontano risultati e marcatori, la prima parola è efficienza. Sedici gol in sei partite fanno 2,67 gol a partita; quattro gol subiti sono 0,67 concessi a gara. Non sono numeri da squadra che vince solo perché “più forte”: sono numeri da squadra che vince perché trasforma la superiorità in concretezza.
La Francia dà l’idea di una nazionale che non vive di montagne russe. In sei match, solo una volta ha concesso due gol (il 2-2 in Islanda). Per il resto: uno solo subito in totale nelle altre cinque gare, e in quattro di quelle ha chiuso senza concedere reti (0-2, 3-0, 4-0, 2-1, più il 1-3 dove il gol subito arriva prestissimo). Questo suggerisce una tendenza: anche quando l’avversario trova un episodio, è difficile che la Francia conceda “serie” di occasioni che spaccano la partita.
C’è poi il tema dei momenti: la Francia segna spesso in finestre che pesano psicologicamente. Il gol di Olise al 10’ a Breslavia è un interruttore: mette l’Ucraina a inseguire e permette ai Bleus di scegliere tempi e rischi. Il rigore di Mbappé al 45’ contro l’Islanda è un colpo da spogliatoio: si rientra con la partita girata. Il 45+2’ contro l’Azerbaigian è la stessa lama: quando l’avversario resiste, arriva una punizione prima dell’intervallo. Questo tipo di segnali è spesso più indicativo del possesso o dei moduli, che qui non possiamo e non dobbiamo inventare.
Il reparto gol, appunto, è l’altra chiave. Mbappé è il volto e il volume: segna contro Ucraina (trasferta e casa), Islanda, Azerbaigian. Ma attorno a lui c’è un mosaico. Olise firma un gol in trasferta pesante e un gol nel 4-0. Mateta segna in Islanda (2-2) e poi a Baku (rimonta). Rabiot e Thauvin firmano la vittoria comoda sull’Azerbaigian. Barcola entra nel 2-1 che non era scontato. Ekitike chiude il 4-0. Akliouche compare nella partita più “strana” emotivamente, quella iniziata sotto. È un attacco che sembra poter cambiare pelle senza cambiare direzione.
Le vulnerabilità, però, non spariscono: emergono quando la partita diventa più aperta e la Francia deve rincorrere l’inerzia. A Reykjavik, due gol subiti e un pareggio: l’avversario trova due volte la via della rete (39’ e 70’), e i Bleus devono rispondere con Nkunku e Mateta nel giro di cinque minuti (63’ e 68’). Il segnale è doppio: da un lato resilienza e capacità di reagire; dall’altro, quando l’avversario riesce a “sporcare” il flusso, la Francia può andare in una zona meno controllata. Al Mondiale, quel tipo di zona è quella in cui le partite si decidono.
Il gruppo al Mondiale
Il Mondiale mette la Francia nel Gruppo I e le consegna un trittico iniziale che non permette approcci tiepidi: debutto contro Senegal, seconda partita contro un avversario che uscirà da un repechaje internazionale, chiusura contro Norvegia. Tre tappe diverse per natura: una sfida subito di livello, una partita da gestire con lucidità, e un terzo incontro che potrebbe diventare decisivo per posizioni e incroci.
C’è un elemento narrativo forte: i Bleus aprono e chiudono il gruppo contro avversari già definiti, mentre la gara centrale dipende da un esito esterno al girone. E in mezzo, non c’è spazio per rilassarsi: proprio le seconde partite, nei tornei, sono spesso quelle che fanno perdere il filo a chi pensa di “aver già capito” il gruppo.
La partita numero 17, Francia-Senegal, è un esordio che chiede attenzione immediata. Non è il tipo di gara in cui puoi permetterti una mezz’ora di studio troppo passiva: perché l’esordio, anche per le grandi, è spesso il match più emotivo. Qui la Francia dovrà portare in campo ciò che l’ha resa dominante nel Gruppo D: segnare nei momenti chiave e concedere poco. Pronostico prudente: gana Francia.
La seconda gara, la numero 42, è contro un rivale da definire: Rival por definirse, saldrá del repechaje internacional Llave B: Bolivia, Surinam o Irak. La tentazione sarebbe etichettare, ma è una scorciatoia che non serve. Meglio guardarla dal punto di vista francese: partita per imporre condizioni, per non regalare l’inizio e per evitare che l’avversario cresca sulla partita. Se la Francia entra con la stessa serietà vista a Baku dopo lo svantaggio lampo, il match tende verso una direzione. Pronostico prudente: gana Francia.
La chiusura, partita numero 61, Norvegia-Francia, ha già il sapore della resa dei conti. Non perché sia “per forza” uno spareggio, ma perché le terze partite di girone spesso sono quelle in cui la classifica parla davvero: punti, differenza reti, pressione. La Francia, nei suoi sei match UEFA, ha mostrato di saper vincere anche in trasferta e di reggere una partita con momenti lunghi senza segnare (0-2 in Ucraina con il gol finale all’82’). Questo tipo di pazienza può essere decisiva. Pronostico prudente: empate.
Tabella dei 3 partiti del Gruppo I
| Data | Stadio | Città | Avversario |
|---|---|---|---|
| 16 giugno 2026 | MetLife Stadium | New York / New Jersey | Senegal |
| 22 giugno 2026 | Lincoln Financial Field | Filadelfia | Rival por definirse, saldrá del repechaje internacional Llave B: Bolivia, Surinam o Irak. |
| 26 giugno 2026 | Gillette Stadium | Boston | Norvegia |
Ci sono tre chiavi, molto concrete, che legano il percorso di qualificazione a questo girone.
La prima è l’avvio delle partite. La Francia ha mostrato di poter colpire presto (Olise al 10’ in Ucraina) e di poter reagire presto quando subisce (rimonta a Baku dopo gol al 4’). Nel Mondiale, partire bene nel gruppo significa non inseguire la classifica: significa potersi permettere una terza partita più “strategica” e meno isterica.
La seconda è la gestione del margine. Nel Gruppo D, la Francia ha vinto spesso con due o più gol di scarto. Questo è importante perché nei gironi la differenza reti può diventare un criterio che sposta posizioni e incroci. E non serve fare calcoli astratti: serve capire che un 3-0 o un 4-0, come quelli ottenuti contro Azerbaigian e Ucraina, non sono solo vittorie, ma messaggi e vantaggi.
La terza è la tenuta quando la partita si apre. L’unico pareggio è un 2-2 con due gol subiti. Se nel Gruppo I dovesse arrivare un match “aperto” (magari proprio nella terza giornata, quando anche l’avversario sente il peso dei punti), la Francia dovrà ricordarsi ciò che ha funzionato quando ha ripreso in mano la gara a Reykjavik: risposta immediata e capacità di segnare in pochi minuti.
Claves per la qualificazione dal girone
- Vincere l’esordio per mettere subito ritmo alla classifica e togliere pressione alla seconda giornata.
- Difendere la solidità: in sei gare UEFA, la Francia ha concesso due gol solo una volta.
- Cercare margine quando la partita lo permette: 4 vittorie su 5 sono arrivate con almeno due gol di scarto.
- Evitare la “zona Reykjavik”: se concede due reti, la gara diventa più volatile e richiede rincorse.
- Tenere viva la pluralità dei marcatori: più nomi coinvolti, meno dipendenza da una singola serata.
Opinione editoriale
La Francia arriva al Mondiale con una qualità rara: la forza non le ha tolto disciplina. Nel Gruppo D non ha solo vinto, ha costruito un’abitudine alla vittoria pulita, quella che non ti consuma energie inutili. Sedici punti su diciotto, differenza reti +12, e soprattutto una sensazione di controllo: quando decide di spingere, la partita si inclina; quando decide di gestire, l’avversario resta lontano dalla porta. È una base che, nei tornei, vale più di mille promesse.
Ma proprio perché la base è solida, l’unico avvertimento diventa ancora più prezioso: la Francia non deve innamorarsi della propria superiorità. Il 2-2 di Reykjavik del 13 ottobre 2025 è la cartolina da tenere in tasca: lì la partita è scappata per un tratto, e i Bleus l’hanno recuperata con qualità e nervi. Al Mondiale, però, una rincorsa non sempre finisce bene, e non sempre hai cinque minuti perfetti per rimetterti in carreggiata.
La chiusura, allora, è semplice e senza fronzoli: Francia può permettersi di essere favorita solo se resta fedele al suo mestiere. Il mestiere di segnare nei momenti giusti, di non concedere quasi nulla, di non perdere la testa quando incassa un episodio. Se i Bleus vogliono che il loro Gruppo I diventi una passerella verso le fasi a eliminazione, il promemoria è già scritto: ricordarsi di Baku per la reazione, ma soprattutto ricordarsi di Reykjavik per non dover reagire ogni volta.