Croazia - Grupo L

Croazia, il gruppo L messo in tasca e un Mondiale da giocare col coltello tra i denti

🇭🇷🔥 Croazia, il gruppo L messo in tasca e un Mondiale da giocare col coltello tra i denti

Una qualificazione dominata, numeri da big e tre notti nordamericane per capire fin dove può arrivare la squadra a scacchi.

Introduzione

La Croazia entra nelle qualificazioni come una squadra che non chiede permesso: arriva, si siede al tavolo e sposta le sedie. C’è un modo tutto suo di farlo, senza troppa scenografia: un controllo che sa di abitudine, di mestiere, di partite lette prima ancora di essere giocate. E quando sente odore di inferiorità dall’altra parte, non si limita a vincere: mette distanza, lascia un segno sul tabellone.

Il gruppo L, per come è stato scritto dai risultati, è diventato un corridoio a senso unico. Non perché le partite siano state tutte semplici — nessun percorso lo è davvero — ma perché la Croazia ha tenuto la barra dritta: nessuna sconfitta, una sola frenata, una valanga di gol e pochissimo concesso. Il tipo di campagna che non ti fa solo qualificare: ti costruisce una narrativa di solidità.

Poi ci sono le serate che fanno da cerniera, quelle che trasformano una qualificazione “buona” in una qualificazione “dominante”. Il 6 giugno 2025 a Faro-Loulé, in campo neutro, Gibilterra-Croazia finisce 0:7: un manifesto, più che una partita. Il 9 giugno 2025 a Osijek, Croazia-Repubblica Ceca è 5:1: la vittoria che mette gerarchie, con un punteggio che parla anche quando tu non vuoi parlare. E il 17 novembre 2025 a Podgorica, Montenegro-Croazia 2:3: la notte in cui la Croazia dimostra che sa vincere anche quando la partita prova a sporcarsi.

L’atterraggio sui numeri è netto: primo posto nel gruppo L con 22 punti in 8 partite, 7 vittorie e 1 pareggio. Gol fatti 26, gol subiti 4, differenza reti +22. In un girone così breve, sono numeri che valgono doppio: raccontano produzione, sì, ma soprattutto raccontano una squadra che non si disunisce, che non concede serie di episodi, che non lascia il volante. Anche il dettaglio “solo 4 gol incassati” è una dichiarazione d’identità: la Croazia non è solo qualità davanti, è un sistema che raramente va in apnea.

Eppure, se la qualificazione è stata una marcia, il Mondiale non lo sarà. Nel gruppo mondiale assegnato, la Croazia avrà tre appuntamenti dal sapore diverso: Inghilterra, Panama e Ghana. Tre stili potenziali, tre contesti, tre necessità. E se le qualificazioni hanno dato certezze, il torneo vero chiederà anche un’altra cosa: saper cambiare pelle senza perdere la faccia.

Il percorso delle qualificazioni

Il formato UEFA per la qualificazione al Mondiale 2026 è stato una corsa a due livelli: la fase a gironi come autostrada principale e i play-off come ultima porta per chi resta in corsia di sorpasso troppo tardi. La regola madre è semplice: i vincitori dei 12 gironi europei vanno direttamente al Mondiale, mentre una parte delle seconde classificate finisce ai play-off insieme ad altre squadre inserite tramite il percorso legato alla Nations League. In quel recinto, si decide chi prende gli ultimi posti disponibili per l’Europa.

La Croazia, in questo discorso, ha scelto la via più pulita: non ha aspettato che il tabellone le facesse spazio, se l’è preso. La classifica del gruppo L la mette in cima con 22 punti su 24 disponibili: 7 vittorie, 1 pareggio, 0 sconfitte. Il secondo posto, della Repubblica Ceca, è a 16: distanza netta, da squadra che non lascia spiragli e non permette la classica rimonta “a fine corsa”.

La lettura della classifica è ancora più chiara guardando produzione e controllo: 26 gol segnati e 4 subiti. La Repubblica Ceca, seconda, ne segna 18 e ne subisce 8: non è una brutta campagna, è semplicemente una campagna che non può reggere il confronto con un rullo compressore. Dietro, le Isole Faroe chiudono a 12 punti con differenza reti +2: dignitose, ma lontane. Montenegro a 9 e Gibilterra a 0 completano il quadro. In un gruppo da cinque, la Croazia ha evitato la trappola delle “trasferte fastidiose” e ha trasformato quasi ogni giornata in un passo in avanti.

Il calendario, a guardarlo partita per partita, racconta anche la progressione psicologica. Si parte con un 0:7 a Gibilterra (6 giugno 2025) che è un messaggio: non ci sarà gestione al minimo, non ci sarà spazio per l’autocompiacimento. Tre giorni dopo arriva la Repubblica Ceca e la Croazia la travolge 5:1 (9 giugno 2025): in una qualificazione, battere la rivale diretta è importante; farlo così è una firma sul gruppo.

La ripresa di settembre consolida la trama: 0:1 nelle Faroe (5 settembre 2025), partita di quelle che puoi sporcare da solo se entri distratto, e invece viene risolta con un gol e controllata fino in fondo. Poi 4:0 al Montenegro (8 settembre 2025): un’altra dimostrazione di come la Croazia sappia alternare partite a punteggio corto e partite in cui allunga senza esitazioni.

L’unico inciampo emotivo è anche l’unico pareggio: 0:0 a Praga contro la Repubblica Ceca (9 ottobre 2025). Non è un pareggio “di paura”, è un pareggio “di gestione”: quando non sfondi, non concedi. E subito dopo, 3:0 a Gibilterra (12 ottobre 2025), a ribadire che la Croazia, quando vede il varco, entra.

A novembre, il finale completa il pacchetto: 3:1 alle Faroe (14 novembre 2025), con una partita che si complica subito (gol subito al 16’) e viene rimessa in carreggiata con autorità. E soprattutto il 2:3 a Podgorica (17 novembre 2025), un copione scomodo: sotto 2:0 dopo 17 minuti, poi rimonta. Questo è il tipo di vittoria che, in un torneo breve come il Mondiale, spesso separa chi passa il girone da chi esce.

Tabella 1

Data Girone Avversario Condizione Risultato Marcatori Sede
6 giugno 2025 Gruppo L Gibilterra Trasferta 0:7 Pašalić 28', Budimir 30', F. Ivanović 60', 63', Perišić 73', Kramarić 77', 79' Stadio Algarve, Faro-Loulé
9 giugno 2025 Gruppo L Repubblica Ceca Casa 5:1 Kramarić 42', 75', Modrić 62' rig., Perišić 68', Budimir 72' rig.; Souček 58' Opus Arena, Osijek
5 settembre 2025 Gruppo L Isole Faroe Trasferta 0:1 Kramarić 31' Tórsvøllur, Tórshavn
8 settembre 2025 Gruppo L Montenegro Casa 4:0 Jakić 35', Kramarić 51', Kuč aut. 85', Perišić 90+2' Stadion Maksimir, Zagabria
9 ottobre 2025 Gruppo L Repubblica Ceca Trasferta 0:0 Eden Arena, Praga
12 ottobre 2025 Gruppo L Gibilterra Casa 3:0 Fruk 30', Sučić 78', Erlić 90+6' Stadion Varteks, Varaždin
14 novembre 2025 Gruppo L Isole Faroe Casa 3:1 Gvardiol 23', Musa 57', Vlašić 70'; Turi 16' Stadion Rujevica, Fiume
17 novembre 2025 Gruppo L Montenegro Trasferta 2:3 Osmajić 3', Krstović 17'; Perišić rig. 37', Jakić 72', Vlašić 87' Stadion Pod Goricom, Podgorica

Tabella 2

Pos Squadra Punti PG V N P GF GS Diff Esito
1 Croazia 22 8 7 1 0 26 4 +22 Mondiale 2026
2 Repubblica Ceca 16 8 5 1 2 18 8 +10 play-off
3 Isole Faroe 12 8 4 0 4 11 9 +2 Non qualificato
4 Montenegro 9 8 3 0 5 8 17 -9 Non qualificato
5 Gibilterra 0 8 0 0 8 3 28 -25 Non qualificato

Dentro questi otto risultati c’è una segmentazione utile anche per capire la temperatura emotiva della Croazia. In casa: 4 vittorie su 4, con 15 gol segnati e 2 subiti (5:1, 4:0, 3:0, 3:1). In trasferta: 3 vittorie e 1 pareggio, con 11 gol fatti e 2 subiti (0:7, 0:1, 0:0, 2:3). Traduzione: la Croazia ha saputo essere “spietata” quando poteva (il 0:7), ma anche “chirurgica” quando doveva (0:1 nelle Faroe). E ha mostrato un dato che vale oro in ottica torneo: lontano da casa, non si è mai inceppata davvero.

Altra lettura: quante partite sono state decise da un solo gol? Una sola, quella nelle Faroe (0:1). Per il resto, o ha allungato con margine o ha congelato lo 0:0. È un profilo da squadra che raramente rimane in quel limbo dove un episodio ti uccide. E quando l’episodio iniziale l’ha colpita, come a Podgorica, ha trovato modo e nervi per ribaltare.

Infine la distribuzione temporale dei gol, per quel che si può inferire dai marcatori: c’è una Croazia che sa colpire presto (gol al 23’ contro le Faroe, ma anche la reazione dopo il gol subito al 16’), e una Croazia che sa chiudere tardi (Perišić al 90+2’ col Montenegro; Erlić al 90+6’ con Gibilterra). Sono segnali di concentrazione lunga, non solo di fiammate.

Come gioca

La Croazia, vista attraverso i soli numeri e gli andamenti delle partite, è una squadra che cerca di controllare il copione più che inseguirlo. I 26 gol segnati dicono capacità offensiva, ma i 4 subiti dicono soprattutto struttura: concede poco e, quando concede, di solito non concede a ripetizione. La differenza reti +22 in otto gare non arriva solo da “vittorie larghe”: arriva dall’idea di non regalare nulla, nemmeno in serate di controllo.

C’è un tema di ritmo: la Croazia sa giocare partite “aperte” e partite “strette” senza perdere identità. Il 0:1 nelle Isole Faroe è quasi un test di pazienza: una rete al 31’ e poi gestione, senza trasformare la partita in un lancio di monetine. Il 0:0 a Praga è l’altra faccia: quando il match non si apre, la Croazia non forza fino a spaccarsi. Si prende il punto e lascia che la classifica parli per lei.

Poi c’è la versione “valanga”, che in un girone qualificazioni spesso è necessaria non solo per i punti ma per la percezione di superiorità. Il 0:7 a Gibilterra e il 5:1 alla Repubblica Ceca sono due esempi diversi: nel primo c’è la Croazia che travolge un avversario nettamente inferiore; nel secondo c’è la Croazia che demolisce la rivale principale, e lo fa con una produzione da grande, con cinque marcatori e momenti diversi della partita. Il 4:0 al Montenegro conferma l’idea: quando trova la strada, la percorre fino in fondo.

Il reparto gol, sempre leggendo dai marcatori, non è appeso a un solo nome. Kramarić è l’uomo copertina in questa campagna: segna a raffica e segna in partite “peso specifico” (doppietta a Gibilterra e doppietta alla Repubblica Ceca, gol decisivo nelle Faroe). Ma attorno a lui c’è una coralità che fa comodo: Perišić compare con gol e rigori, Jakić segna in due partite diverse, Vlašić timbra due volte nelle ultime due gare, Budimir e Modrić compaiono nel tabellino della partita più simbolica del girone, quella col 5:1. Anche Gvardiol e Erlić portano contributi: segnale che la Croazia può trovare gol anche da situazioni diverse, non solo da una singola soluzione offensiva.

La vulnerabilità principale non è un “difetto cronico” ma un avviso: quando la partita parte storta, la Croazia deve evitare di trasformare l’inizio in una salita troppo ripida. A Podgorica va sotto 2:0 al 17’ e la ribalta, ma un Mondiale non garantisce sempre lo stesso tempo per rimetterla in piedi. E un altro dettaglio va tenuto d’occhio: in tutto il girone la Croazia ha pareggiato una sola volta e non ha mai perso; sembra banale, ma significa che ha vissuto poco la zona grigia del “non riesco a vincere ma devo sopravvivere”. Il pareggio di Praga è un precedente utile: se il match si chiude, la Croazia sa restare lucida. Al Mondiale, servirà replicare quella lucidità più spesso.

Infine, un numero che racconta l’equilibrio: 8 partite, 6 clean sheet (0 gol subiti contro Gibilterra fuori, Faroe fuori, Montenegro casa, Repubblica Ceca fuori, Gibilterra casa; e nel resto solo 1 gol con Repubblica Ceca in casa, 1 gol con Faroe in casa, 2 gol col Montenegro fuori). Non è solo difesa: è una squadra che spesso impedisce all’avversario anche solo di “entrare” nella partita.

El Grupo in il Mondiale

Il gruppo mondiale della Croazia propone tre serate con tre temperature diverse, e un dettaglio non secondario: tutte in Nord America, in città e contesti che non assomigliano tra loro. Dallas, Toronto, Filadelfia: spostamenti, superfici, clima, stadi grandi e rumorosi. In un girone, anche questo incide quanto un episodio in area.

La prima partita è subito un test di livello alto: Inghilterra-Croazia il 17 giugno 2026 ad Arlington, nell’AT&T Stadium. È la gara che imposta la classifica emotiva del gruppo: partir bene qui cambia il modo in cui vivi le successive due partite, soprattutto perché la Croazia arriva con un’identità costruita su controllo e solidità. Contro un’avversaria di prestigio, l’obiettivo realistico è restare dentro la partita fino in fondo, perché la Croazia ha dimostrato nelle qualificazioni che sa vivere marcatori corti e che sa non concedere occasioni in serie.

La seconda è Panama-Croazia il 23 giugno 2026 a Toronto, al BMO Field. È la classica partita che, in un girone, ti può rovinare se la interpreti con leggerezza: non tanto per la qualità dell’avversario, che qui non possiamo definire oltre il nome, quanto per la dinamica. La Croazia deve evitare di trasformarla in una gara “di nervi” dove un episodio rimette tutto in discussione. Guardando il percorso qualificazioni, la Croazia ha mostrato due modalità utili: saperla chiudere presto (come in varie gare interne) oppure saperla gestire col minimo scarto (come nelle Faroe). Questa è una partita in cui entrambe le strade possono funzionare: l’importante è non farsi portare via dal ritmo dell’ansia.

La terza è Croazia-Ghana il 27 giugno 2026 a Filadelfia, al Lincoln Financial Field. Collocazione perfetta per un possibile finale di gruppo in cui i conti si fanno davvero. Qui la Croazia, se ha fatto bene nelle prime due, può permettersi di giocare anche con la calcolatrice emotiva: rimanere equilibrata, non perdere compattezza, capire quando accelerare. Se invece arriva con pressione, dovrà ricordarsi di una cosa vista a novembre: contro le Faroe, dopo aver preso gol, ha ribaltato con ordine; a Podgorica, sotto 2:0, ha trovato la strada senza perdere la testa. In un girone mondiale, queste memorie servono.

Tabella partite del girone della Croazia

Data Stadio Città Avversario
17 giugno 2026 AT&T Stadium Dallas Inghilterra
23 giugno 2026 BMO Field Toronto Panama
27 giugno 2026 Lincoln Financial Field Filadelfia Ghana

Pronostico ragionato, partita per partita, con prudenza e con la Croazia al centro del quadro.

Inghilterra-Croazia: partita da non concedere il primo strappo. Se la Croazia riesce a portarla su un terreno simile a Praga (ritmo controllato, punteggio basso), aumenta le probabilità di uscire con punti. Pronostico: pareggio.

Panama-Croazia: partita in cui la Croazia deve imporre ordine e ridurre gli imprevisti. I numeri delle qualificazioni dicono che la Croazia ha segnato 26 gol in 8 gare e ha spesso chiuso con margine quando ha trovato il vantaggio: se entra concentrata, può indirizzarla. Pronostico: vince Croazia.

Croazia-Ghana: partita che può essere da “soglia”, e quindi richiede lucidità. Se serve un risultato, la Croazia ha dimostrato di saper segnare anche nel finale e di avere più uomini capaci di incidere. Pronostico: vince Croazia.

Chiavi per passare il girone

  • Portare la partita con l’Inghilterra su un punteggio corto, senza inseguire il colpo grosso a tutti i costi.
  • Contro Panama evitare l’avvio molle: una gara “semplice” diventa complessa solo se la rendi tale.
  • Arrivare alla terza giornata senza dover rincorrere: la Croazia ha mostrato solidità, ma un torneo breve non perdona partenze storte.
  • Sfruttare la coralità: non dipendere da un solo marcatore, perché le partite del Mondiale spesso chiedono un gol “sporco”, magari da un uomo inatteso.
  • Tenere alta la concentrazione nei primi 20 minuti: Podgorica è una lezione vinta, ma resta una lezione.

Opinione editorial

La Croazia ha fatto una qualificazione che non lascia spazio a interpretazioni: 22 punti su 24, +22 di differenza reti, una sola partita senza vittoria. È il tipo di percorso che ti dà diritto a pensarti grande, ma anche il dovere di non raccontartela. Perché il Mondiale non è una somma di numeri: è una serie di micro-partite dentro le partite, e lì contano i dettagli che nelle qualificazioni spesso riesci a correggere in corsa.

Il punto non è chiedersi se la Croazia sia “forte”: lo è, almeno nei parametri mostrati. Il punto è chiedersi quale Croazia si presenterà quando la partita non scorre come vuole. La notte di Podgorica, il 17 novembre 2025, è un promemoria perfetto: sotto 2:0 dopo 17 minuti, rimonta, vittoria. Ma è anche un cartello stradale: quel tipo di partenza, al Mondiale, può costarti un girone intero. La Croazia deve portarsi dietro la parte migliore di quella storia — la reazione — e lasciare a casa la parte peggiore — l’avvio distratto.

La sensazione è che questa Croazia abbia le spalle larghe per reggere un girone mondiale con tre partite diverse. Ha segnato tanto, ha subito pochissimo, e soprattutto ha mostrato un arsenale mentale: saper vincere largo, saper vincere corto, saper pareggiare senza perdere identità, saper rimontare quando la partita si mette di traverso.

Ma c’è un’ultima avvertenza, concreta e senza poesia: se la Croazia entra al Mondiale con la stessa attenzione vista a Praga il 9 ottobre 2025, può fare strada. Se invece si concede un inizio come a Podgorica il 17 novembre 2025, rischia di ritrovarsi a giocare ogni partita come una finale già dalla prima mezz’ora. E un Mondiale, quando ti costringe a vivere sempre sul filo, prima o poi ti chiede il conto.