Svizzera - Grupo B

Svizzera ️: il passo di montagna verso il 2026, senza tremare

Svizzera 🇨🇭⚽️: il passo di montagna verso il 2026, senza tremare

Una qualificazione costruita con porte chiuse e rigori pesanti, e un Mondiale che inizia tra Bay Area, Los Angeles e Vancouver

Introduzione

C’è un tipo di squadra che non ha bisogno di fuochi d’artificio per farsi notare. Entra in campo, mette ordine, alza la testa e comincia a macinare metri come un treno che conosce la linea. La Svizzera di questo percorso europeo ha avuto proprio quell’aria: niente isterismi, niente corse a vuoto. Una selezione che si è presa la scena con la calma di chi sa cosa vuole e con la durezza di chi concede poco.

Il racconto parte da Basilea, due volte. E non è un dettaglio: certe qualificazioni hanno un luogo-simbolo, una casa in cui si firma l’atto di proprietà. In due serate ravvicinate, la Svizzera ha trasformato lo St. Jakob-Park in una camera di compressione: 4-0 al Kosovo e 3-0 alla Slovenia. Sei gol fatti, zero subiti, e quella sensazione netta che il gruppo fosse già inclinato dalla parte elvetica.

Poi è arrivata la cartolina del Nord: Solna, Strawberry Arena, Svezia-Svizzera 0-2. Partita sporca al punto giusto, decisa quando conta: Xhaka dal dischetto e un colpo tardivo di Manzambi nel recupero. Non è stato un trionfo estetico, è stata una dimostrazione di maturità: vincere fuori, a zero, è il modo più semplice di farsi credere.

A Liubliana, invece, la storia è stata diversa: 0-0 contro la Slovenia. Qui la Svizzera non ha vinto, ma ha scelto di non perdere. Il pareggio non ha spezzato il ritmo, lo ha reso credibile. Perché le qualificazioni non sono una collezione di prestazioni: sono una somma di scelte, anche quando la partita non si apre.

I numeri, alla fine, mettono il timbro. La Svizzera chiude in testa al Gruppo B con 14 punti in 6 gare, imbattuta: 4 vittorie e 2 pareggi. Soprattutto, con un profilo da squadra “chiusa” e letale: 14 gol fatti, 2 subiti, differenza reti +12. E se c’è una cifra che racconta il carattere, è proprio quella: due soli gol concessi in sei partite. Non è un caso, è un’abitudine.

Tre momenti-bisagra raccontano il percorso meglio di qualsiasi slogan: 5 settembre 2025, 4-0 al Kosovo a Basilea; 10 ottobre 2025, 0-2 in Svezia; 15 novembre 2025, 4-1 alla Svezia a Ginevra, con il dischetto di Xhaka e un altro colpo in zona Cesarini di Manzambi. Tre partite diverse, stesso messaggio: quando la Svizzera accelera, lo fa con criterio. Quando deve gestire, non si disunisce.

Il percorso delle qualificazioni

Il Gruppo B delle qualificazioni UEFA, per la Svizzera, è stato un test breve ma eloquente: sei partite, un girone compatto, quattro squadre e margini stretti per chi inseguiva. La Svizzera non ha lasciato spazio alla narrativa del “poi vediamo”: ha preso punti subito e ha costruito un vantaggio senza regalare episodi.

La lettura della classifica è brutale nella sua semplicità. Svizzera prima con 14 punti; Kosovo secondo con 11. Dietro, Slovenia a 4 e Svezia a 2. Tradotto: la Svizzera non solo è arrivata davanti, ma ha anche controllato il contesto. Un gruppo in cui gli altri hanno pareggiato e perso spesso, mentre gli elvetici hanno fatto la cosa più difficile: vincere senza aprire la porta al caos.

La differenza sta anche nella qualità del dominio. La Svizzera segna 14 gol: più del doppio del Kosovo (6) e lontanissima da Slovenia (3) e Svezia (4). Ma il vero spartiacque è dietro: 2 gol subiti in 6 partite. Il Kosovo ne subisce 5, la Slovenia 8, la Svezia addirittura 12. Il percorso svizzero è stato un equilibrio costante tra produzione offensiva e controllo difensivo: non ha vissuto di “una rete e via”, ma nemmeno si è trasformata in una squadra sguarnita.

Il primo blocco di qualificazioni, quello di settembre 2025, ha impostato il tono. Contro il Kosovo è stata una valanga ordinata: Akanji apre, poi Embolo la chiude con una doppietta, Widmer completa. Tre marcatori diversi, quattro gol, una partita che non lascia spiragli emotivi all’avversario. Tre giorni dopo, stesso stadio e stesso copione: 3-0 alla Slovenia con Elvedi, Embolo e Ndoye. È lì che la Svizzera ha capito di avere una cosa rara: gol che arrivano da linee diverse.

Ottobre è stato il mese della gestione intelligente. La vittoria in Svezia (0-2) ha aggiunto un tassello di credibilità esterna: non solo saper vincere in casa con larghe differenze, ma saper vincere fuori con un punteggio “da qualificazione”, quello che spegne le speranze altrui. E il 0-0 in Slovenia, letto a freddo, è stato un freno messo al momento giusto: in un girone corto, non esistono pareggi neutri. Questo pareggio ha protetto la classifica e ha mantenuto intatta la solidità difensiva.

Novembre è stato il sigillo. A Ginevra, Svizzera-Svezia 4-1: Embolo subito, poi Xhaka (rigore), Ndoye e ancora Manzambi nel recupero. Anche qui, il copione racconta tanto: la Svizzera segna presto, passa attraverso un episodio chiave dal dischetto, allunga e colpisce fino all’ultimo secondo. La qualificazione, spesso, passa da serate in cui fai capire che anche sul 3-1 continui a giocare come se fosse 0-0.

Eppure il percorso non è stato immacolato in ogni dettaglio. A Pristina, Kosovo-Svizzera 1-1, con Muslija che pareggia al 74’ dopo il vantaggio di Vargas. È la partita che ricorda una verità semplice: anche una squadra dominante può inciampare quando il contesto diventa caldo e l’avversario trova un episodio. Il valore, però, non è “non concedere mai”: è non perdere anche quando la partita si sporca. E in quel pareggio, la Svizzera ha protetto la propria invulnerabilità emotiva.

Tabella 1 Tabella partite della Svizzera nelle qualificazioni UEFA

Data Gruppo Avversario Condizione Risultato Marcatori Svizzera Marcatori avversario Sede
5 settembre 2025 B Kosovo Casa 4:0 Akanji 22', Embolo 25', 45', Widmer 39' Basilea, St. Jakob-Park
8 settembre 2025 B Slovenia Casa 3:0 Elvedi 18', Embolo 33', Ndoye 38' Basilea, St. Jakob-Park
10 ottobre 2025 B Svezia Trasferta 0:2 Xhaka 65' pen., Manzambi 90+4' Solna, Strawberry Arena
13 ottobre 2025 B Slovenia Trasferta 0:0 Liubliana, Stadio Stožice
15 novembre 2025 B Svezia Casa 4:1 Embolo 12', Xhaka 60' pen., Ndoye 75', Manzambi 90+4' Nygren 33' Ginevra, Stade de Genève
18 novembre 2025 B Kosovo Trasferta 1:1 Vargas 47' Muslija 74' Pristina, Stadio Fadil Vokrri

Tabella 2 Classifica completa Gruppo B

Pos Squadra Pts PG V N P GF GS DR Esito
1 Svizzera 14 6 4 2 0 14 2 +12 Mondiale 2026
2 Kosovo 11 6 3 2 1 6 5 +1 play-offs
3 Slovenia 4 6 0 4 2 3 8 −5 Non qualificato
4 Svezia 2 6 0 2 4 4 12 −8 play-offs via Nations League

Dal punto di vista della performance, la segmentazione dei numeri dà altre due letture utili.

La prima: casa contro trasferta. In casa la Svizzera fa tre vittorie su tre, 11 gol segnati e 1 subito (4-0, 3-0, 4-1). Fuori casa: una vittoria e due pareggi, 3 gol segnati e 1 subito (0-2, 0-0, 1-1). È un profilo chiarissimo: in trasferta è più prudente, più chirurgica, meno esplosiva; in casa si trasforma in una squadra capace di allargare la partita e di farla diventare punteggio.

La seconda: partite “a porta chiusa” e gestione dei dettagli. Quattro clean sheet su sei: 4-0, 3-0, 0-2, 0-0. E nelle due gare in cui subisce, non perde mai: 4-1 e 1-1. Questa è la vera continuità competitiva: anche quando l’avversario segna, la Svizzera non si scompone e non cambia pelle.

Come giocano

L’identità della Svizzera, letta solo da risultati e distribuzione dei gol, è quella di una squadra che cerca prima di tutto controllo e poi colpisce con precisione. Non serve immaginare moduli o principi “da lavagna”: i numeri raccontano già il comportamento. Due gol subiti in sei partite dicono che la priorità è non concedere. Quattordici gol fatti dicono che non è una squadra che vive di episodi isolati: sa anche produrre.

Il ritmo delle partite è un’altra firma. La Svizzera ha vinto tre gare con almeno tre gol di scarto o comunque con punteggi larghi: 4-0, 3-0, 4-1. Ma ha anche costruito il percorso con risultati stretti e gestiti: 0-2 in Svezia e due pareggi con porta quasi sempre blindata. È un doppio registro prezioso da torneo lungo: la capacità di trasformare una gara in un assolo quando sente l’odore di cedimento, e la capacità di accettare la partita “corta” quando l’avversario la trascina lì.

C’è poi un dato che parla di salute offensiva: la distribuzione dei marcatori. In sei partite segnano Akanji, Embolo, Widmer, Elvedi, Ndoye, Xhaka, Manzambi, Vargas. Otto nomi diversi per quattordici gol, con Embolo come volto principale (4 gol più presenza costante nei tabellini), ma senza dipendenza esclusiva. Anche i difensori entrano nel racconto: Akanji e Elvedi segnano, Widmer pure. Quando i gol arrivano anche da chi parte “dietro”, significa che la squadra sa creare situazioni ripetibili, non solo fiammate individuali.

Un altro dettaglio da analista: la Svizzera segna in momenti chiave. Colpisce presto (Embolo al 12’ contro la Svezia a Ginevra), colpisce nel mezzo con freddezza (Xhaka su rigore al 65’ a Solna e al 60’ a Ginevra), e colpisce anche oltre il 90’ (Manzambi al 90+4’ due volte). Segnare tardi non è solo “fortuna”: è spesso indice di condizione, di concentrazione e di capacità di continuare a giocare anche quando l’altro spera solo nel fischio finale.

Le vulnerabilità, però, esistono anche nei percorsi dominanti. E qui non vanno cercate in sconfitte che non ci sono, ma nelle partite in cui l’attacco non sfonda o la gestione si complica: 0-0 in Slovenia e 1-1 in Kosovo. Due trasferte in cui la Svizzera non ha trasformato il controllo in vittoria. In un Mondiale, questo tipo di partita può capitare spesso: ritmi più bassi, avversari più prudenti, episodi che pesano come pietre. Il messaggio è chiaro: quando la Svizzera non riesce ad aprire la gara nei primi 60 minuti, deve restare lucida e non forzare fino a scoprire troppo. Il suo percorso dice che questa lucidità ce l’ha; ma anche che, fuori casa, il margine di “esplosività” si riduce.

Il gruppo al Mondiale

Il Mondiale della Svizzera, nel Gruppo B, ha un itinerario che sembra disegnato per cambiare paesaggio e temperatura emotiva: San Francisco, Los Angeles, Vancouver. Tre città, tre stadi iconici, tre partite che richiederanno un adattamento rapido non solo all’avversario, ma anche al contesto. Nei tornei, il contesto conta: viaggi, routine, recupero. E la Svizzera arriva con un biglietto da visita utile: solidità, continuità e una buona abitudine a non farsi trascinare nei drammi.

L’esordio è contro il Qatar, al Levi’s Stadium. È una partita che, per la Svizzera, ha un valore tecnico e psicologico: iniziare bene significa mettere subito la classifica in modalità “gestibile”. Con i numeri delle qualificazioni, l’approccio più logico è quello che l’ha resa prima: ordine, pochi rischi, e colpi mirati. Il punto non è fare un manifesto calcistico al debutto; è impostare la fase a gironi come una corsa a tappe, dove ogni minuto pesa.

La seconda partita è quella con il “rival por definirse”. Qui la prudenza linguistica è obbligatoria, ma anche la lettura strategica è semplice: in un torneo, la gara di mezzo spesso decide l’inerzia del gruppo. La Svizzera, per come ha giocato, ha gli strumenti per trasformarla in una partita da controllo: non regalare inizio, non concedere transizioni inutili, e cercare di portarla dalla propria parte con pazienza. Senza etichette sull’avversario, la Svizzera deve pensare a sé stessa: ritmo, pulizia, gestione dei momenti.

La chiusura del girone è contro il Canada, a Vancouver. Partita che può essere un crocevia: o per blindare la qualificazione, o per decidere posizionamenti e differenza reti. E qui torna utile un tratto emerso nelle qualificazioni: la Svizzera sa segnare anche nel finale, sa rimanere dentro la gara fino al 90+4’. Nei gironi mondiali, il tempo “extra” spesso è più decisivo dei primi venti minuti: gambe stanche, teste pesanti, e un episodio può cambiare tutto.

C’è un elemento comune ai tre appuntamenti: la Svizzera non ha bisogno di vincere “in grande” per essere credibile. Il suo profilo da qualificazioni suggerisce che può convivere con punteggi corti, purché non perda la struttura. E se il torneo le chiederà una gara da 1-0 o da 0-0, non sarà un territorio estraneo: lo ha già attraversato. Allo stesso tempo, se si aprirà la possibilità di allungare, la Svizzera ha dimostrato di saperlo fare senza perdere disciplina.

Tabella partite del Gruppo B della Svizzera al Mondiale

Data Stadio Città Rival
13 giugno 2026 Levi's Stadium San Francisco Qatar
18 giugno 2026 SoFi Stadium Los Ángeles Rival por definirse, saldrá del play-off UEFA Ruta A: Gales, Bosnia y Herzegovina, Italia o Irlanda del Norte.
24 giugno 2026 Stadio BC Place Vancouver Canada

Partita per partita, in chiave narrativa e concreta.

Prima giornata, Qatar-Svizzera. Guione probabile: Svizzera che parte con attenzione, non concede campo facile e cerca di far pesare la propria capacità di segnare con uomini diversi. Se la gara resta in equilibrio, il suo percorso dice che ha pazienza e che non si dispera. Pronostico: gana Suiza.

Seconda giornata, Svizzera contro Rival por definirse, saldrá del play-off UEFA Ruta A: Gales, Bosnia y Herzegovina, Italia o Irlanda del Norte. Guione probabile: partita da “mettere in cassaforte” sul piano emotivo, con la Svizzera chiamata a imporre ordine e a non offrire regali iniziali. È il tipo di gara in cui un episodio può essere decisivo e la disciplina difensiva è una risorsa. Pronostico: empate.

Terza giornata, Svizzera-Canada. Guione probabile: partita più aperta, con fasi di spinta e fasi di controllo, dove la gestione dei minuti finali può essere determinante. Se la classifica è corta, potrebbe diventare una gara da dettagli: calci piazzati, rigori, una giocata nel finale. E qui la Svizzera ha già mostrato di saper colpire tardi. Pronostico: gana Suiza.

Chiavi di qualificazione per la Svizzera

  • Proteggere la porta: il percorso dice che subire poco è la base di tutto, e due clean sheet nelle prime due gare sarebbero un acceleratore enorme.
  • Non innamorarsi del punteggio largo: quando la gara è corta, accettarla senza perdere lucidità.
  • Sfruttare la varietà di marcatori: in torneo serve che segnino in tanti, non solo il riferimento offensivo.
  • Gestire i finali: la Svizzera ha dimostrato di saper colpire oltre il 90’, ma deve anche evitare cali di concentrazione come quello che ha portato al pareggio del Kosovo al 74’.
  • Curare le trasferte “interne”: cambiare città e routine come se fosse un mini-campionato, senza perdere stabilità.

Opinione editoriale

La Svizzera arriva al 2026 con un passaporto che nei tornei vale oro: affidabilità. Il Gruppo B delle qualificazioni non è stato un romanzo pieno di colpi di scena, è stato un manuale pratico: segnare tanto in casa, concedere pochissimo ovunque, e non trasformare le trasferte in roulette. Quattordici gol fatti e due subiti sono una dichiarazione di stile più forte di qualsiasi discorso: questa squadra non chiede permesso, ma non alza neppure il volume inutilmente.

Il punto, però, è che al Mondiale la “solidità” non basta se diventa un rifugio. La Svizzera deve portarsi dietro la sua versione migliore: quella che non si ferma sul 2-0, quella che continua a cercare il terzo, quella che segna anche al 90+4’. Perché nei gironi mondiali spesso non vince chi gioca meglio: vince chi resta dentro la partita più a lungo degli altri, e chi sa trasformare un dettaglio in un vantaggio.

Il finale di questa storia, per essere davvero convincente, dovrà evitare la trappola più comune delle squadre ordinate: pensare che l’ordine basti da solo. La Svizzera ha dimostrato di saper fare male e di saperlo fare con molti interpreti; deve avere il coraggio di ripetere quella mentalità anche quando la partita le chiede pazienza.

E se serve un promemoria concreto, basta tornare a Pristina: Kosovo-Svizzera 1-1, gol subito al 74’. Una qualificazione si può gestire anche con un pareggio; un Mondiale, spesso, no. L’avvertimento è semplice e pratico: non regalare mezz’ora di “stacco”. Perché in quei minuti, tra il 60’ e il 90’, i tornei si decidono davvero.