Marocco - Grupo C

Marocco, il rullo compressore che arriva al Mondiale con il serbatoio pieno

🇲🇦🔥 Marocco, il rullo compressore che arriva al Mondiale con il serbatoio pieno

Una qualificazione perfetta in CAF, una difesa di ferro e un girone mondiale che chiede lucidità, non poesia

Introduzione

C’è un modo molto semplice per capire quando una nazionale sta bene: non è solo il numero di vittorie, ma il modo in cui le vittorie si ripetono, una dopo l’altra, senza lasciare spiragli emotivi agli avversari. Il Marocco delle Eliminatorie CAF non ha fatto collezione di episodi: ha costruito una sequenza. E una sequenza, nel calcio, è già identità.

Il racconto comincia lontano, in una partita che spesso diventa trappola per chi arriva da favorito: trasferta, ritmo sporco, e l’avversario che si aggrappa al dettaglio. Il 21 novembre 2023 in Tanzania, però, il Marocco ha scelto la via più saggia: colpire presto e mettere il match in frigorifero. Finisce 0-2, con Ziyech a prendersi la scena e un’autorete a completare il lavoro. Pochi fronzoli, molta sostanza.

Da lì in avanti, la qualificazione prende la forma di una marcia metodica. Il 7 giugno 2024 contro lo Zambia (2-1) arriva un segnale doppio: capacità di sbloccarla subito (rigore di Ziyech al 6’) e di non andare in panico quando l’avversario torna a contatto (gol di Chilufya all’80’). Quattro giorni dopo, l’11 giugno 2024, il Marocco trasforma un’altra partita in un manifesto: 0-6 al Congo, con El Kaabi in versione martello (tripletta più bis) e un tabellino che sembra scritto con la penna pesante.

Poi ci sono i momenti che non fanno rumore, ma che raccontano la qualità “da torneo”: le vittorie corte, quelle che separano le squadre mature dalle squadre solo talentuose. Il 21 marzo 2025 contro il Níger (1-2) il Marocco passa anche dalla fatica: va sotto al 47’, risponde, e la chiude al 90+1’ con El Khannous. È un tipo di partita che, al Mondiale, vale oro.

I numeri, a questo punto, non servono per convincere: servono per mettere in ordine la grandezza. Nel Gruppo E CAF il Marocco è primo con 24 punti in 8 partite: otto vittorie su otto, 22 gol fatti e appena 2 subiti, differenza reti +20. Tradotto in linguaggio da campo: dominio, continuità e una difesa che non concede quasi nulla, nemmeno quando il contesto si sporca.

E se bisogna scegliere due o tre fotogrammi-bisagra, non serve rovistare troppo: 21 novembre 2023 Tanzania-Marocco 0-2, perché è la vittoria “che apre la strada”; 11 giugno 2024 Congo-Marocco 0-6, perché è l’esplosione che spaventa tutto il gruppo; 14 ottobre 2025 Marocco-Congo 1-0, perché è la prova che questa squadra sa anche vincere senza fuochi d’artificio. Tra l’inizio e la fine, il filo non cambia: controllare, colpire, non concedere.

Il percorso delle qualificazioni

Il percorso CAF nelle qualificazioni mondiali, per chi lo guarda dall’esterno, ha sempre un tratto distintivo: richiede disciplina emotiva. Campi diversi, trasferte lunghe, partite in cui l’episodio ti viene a cercare. Il Marocco, nel Gruppo E, ha risposto con la soluzione più netta: non lasciare aperta la porta all’episodio. Otto gare, otto vittorie: non c’è spazio per interpretazioni.

La lettura della classifica è un riassunto della distanza. Marocco 24 punti, poi Níger 15, Tanzania 10, Zambia 9, Congo 1, Eritrea 0 (con 0 partite giocate). Il punto chiave non è solo il primo posto: è la separazione. Il Marocco chiude a +9 sul Níger, e soprattutto chiude con 22-2 di gol. Quando una squadra subisce 2 reti in 8 partite, sta dicendo che non concede “serie” di occasioni: al massimo concede un graffio, e poi riprende a comandare.

Il Níger è il primo inseguitore con 11 gol fatti e 10 subiti: quasi equilibrio, quasi normalità. Il Marocco, invece, vive in un altro regime: segna quasi tre gol a partita (22 in 8) e ne concede uno ogni quattro partite. Tanzania e Zambia sono lì a pochi punti di distanza tra loro, ma lontane dal vertice: segno che il gruppo dietro non ha mai trovato continuità per mettere pressione reale. E il Congo, con 4 gol fatti e 24 subiti, finisce per diventare spesso la cartina di tornasole: chi vuole dominare deve “fare male” davvero. Il Marocco lo ha fatto.

Dentro questa marcia perfetta, si riconoscono due correnti. La prima è quella delle vittorie “con margine”, che non lasciano discussioni: 0-6 in casa del Congo (in realtà giocata ad Agadir), 5-0 al Níger, 0-2 allo Zambia, 2-0 alla Tanzania. La seconda è quella delle vittorie “da serratura”, come il 1-0 al Congo del 14 ottobre 2025 e il 2-1 allo Zambia del 7 giugno 2024: partite in cui la squadra dimostra di non aver bisogno di trasformare tutto in festa per portare a casa i punti.

Un dettaglio interessante è la gestione delle sedi: alcune partite risultano disputate in Marocco anche quando l’avversario è formalmente “in casa” (ad esempio Congo-Marocco a Agadir, e Níger-Marocco a Uchda). Non è un particolare folkloristico: incide sul contesto competitivo, riduce parte del peso della trasferta e tende a spostare l’inerzia verso la squadra più attrezzata. Il Marocco, però, non si limita a “sfruttare” il contesto: lo trasforma in superiorità netta, a volte addirittura brutale sul tabellone.

Se segmentiamo in modo semplice, ci sono tre letture numeriche che raccontano la qualificazione meglio di qualunque slogan:

  1. Vittorie di misura: almeno una (1-0) e un 2-1 che resta sempre un punteggio “vivo”.
  2. Vittorie larghe: due goleade molto pesanti (0-6 e 5-0), più un 2-0 esterno e un 0-2 esterno.
  3. Difesa: 2 gol subiti complessivi, e in almeno tre partite il Marocco non concede nemmeno la rete della bandiera.

E poi c’è la questione “momento”: quando una nazionale segna al 90+1’ per vincere (contro il Níger il 21 marzo 2025), sta comunicando che non si accontenta, non gestisce il pareggio come obiettivo. È un comportamento competitivo, più che tecnico. E in un girone mondiale, quel comportamento fa la differenza tra passare e restare a metà del guado.

Tabella 1

Data Gruppo Giornata Avversario Condizione Risultato Marcatori Sede
21 novembre 2023 E 2 Tanzania Trasferta 0:2 Ziyech (28'), Mwamnyeto (53' aut.) Stadio Nacional, Dar es-Salam
7 giugno 2024 E 3 Zambia Casa 2:1 Ziyech (6' rig.), Ben Seghir (67'); Chilufya (80') Stadio de Agadir, Agadir
11 giugno 2024 E 4 Congo Trasferta 0:6 Ounahi (6'), Riad (16'), El Kaabi (20', 39', 53'), Rahimi (62') Stadio de Agadir, Agadir
21 marzo 2025 E 5 Níger Trasferta 1:2 Oumarou (47'); Saibari (59'), El Khannous (90+1') Stade d'Honneur, Uchda
25 marzo 2025 E 6 Tanzania Casa 2:0 Aguerd (51'), Díaz (58' rig.) Stade d'Honneur, Uchda
5 settembre 2025 E 7 Níger Casa 5:0 Saibari (29', 38'), El Kaabi (51'), Igamane (69'), Ounahi (84') Stadio Moulay Abdellah, Rabat
8 settembre 2025 E 8 Zambia Trasferta 0:2 En-Nesyri (7'), Igamane (47') Stadio Levy Mwanawasa, Ndola
14 ottobre 2025 E 10 Congo Casa 1:0 En-Nesyri (63') Stadio Moulay Abdellah, Rabat

Tabella 2

Pos Squadra Pts PG V N P GF GS DR
1 Marocco 24 8 8 0 0 22 2 +20
2 Níger 15 8 5 0 3 11 10 +1
3 Tanzania 10 8 3 1 4 6 7 −1
4 Zambia 9 8 3 0 5 10 10 0
5 Congo 1 8 0 1 7 4 24 −20
6 Eritrea 0 0 0 0 0 0 0 0

Dentro questa tabella, il Marocco non è solo primo: è “un campionato a parte”. E c’è un altro spigolo che conta: lo Zambia fa 10 gol ma ne subisce 10, Tanzania segna poco (6) e incassa poco (7). Il Marocco, invece, unisce le due cose che raramente convivono con continuità: produzione offensiva e controllo difensivo. È la base statistica più vicina a una squadra da fase finale.

Come gioca

Il Marocco di questi dati gioca una qualificazione come si gioca un torneo: senza disperdere. Non c’è bisogno di inventare moduli o etichette: bastano i punteggi. Se vinci 8 su 8 e subisci 2 gol, vuol dire che la squadra non si scompone mai davvero. Anche quando l’avversario segna, come fa il Níger (21 marzo 2025) o lo Zambia (7 giugno 2024), la risposta è immediata o comunque ordinata: pareggio, sorpasso, chiusura.

La prima impronta è l’aggressività iniziale: diversi gol arrivano presto e cambiano subito il copione. Ziyech segna al 6’ contro lo Zambia; En-Nesyri al 7’ in Zambia; Ounahi al 6’ contro il Congo; Riad al 16’, El Kaabi al 20’. Sono minuti che disegnano una tendenza: il Marocco entra in partita con il piede sull’acceleratore, perché sa che sbloccare presto è il modo più diretto per togliere ossigeno alle partite “spigolose” tipiche del contesto CAF.

La seconda impronta è la capacità di alzare il volume quando sente odore di fragilità. Le goleade non arrivano per caso: 0-6 e 5-0 sono punteggi che richiedono continuità di attacco, non solo un paio di fiammate. La tripletta di El Kaabi contro il Congo (più un gol aggiuntivo) racconta anche un altro aspetto: quando il Marocco trova la partita “aperta”, la trasforma in una sequenza di attacchi risolti, senza abbassare la tensione dopo il 2-0 o il 3-0. È una mentalità che spesso manca alle nazionali: qui c’è.

Terza impronta: distribuzione del gol, quindi minore dipendenza da un solo uomo. Ziyech compare in due partite con peso diretto (gol in Tanzania, gol su rigore contro lo Zambia). El Kaabi è il grande finalizzatore della goleada (tre gol più uno) e segna anche nel 5-0 contro il Níger. Ma in mezzo ci sono firme diverse: Saibari (doppietta nel 5-0 e un gol nel 1-2 in trasferta), En-Nesyri (due reti “pesanti” in due vittorie a punteggio corto o medio), Ounahi (segna nel 0-6 e nel 5-0), oltre a Ben Seghir, Rahimi, Aguerd, Díaz ed El Khannous. Questa pluralità è un segnale di salute: se cambi contesto o se un leader è meno ispirato, la squadra ha altre strade per arrivare al gol.

Quarta impronta: gestione delle partite strette. Il 1-0 al Congo del 14 ottobre 2025 è quasi un test di pazienza: una sola rete, al 63’, e poi controllo fino alla fine. Il 2-1 allo Zambia (7 giugno 2024) mostra un’altra sfumatura: vai avanti, raddoppi, prendi un gol a dieci minuti dalla fine e non crolli. In termini di performance, significa che la squadra sa vivere in più registri: quello del dominio e quello dell’equilibrio.

Le vulnerabilità, qui, non si leggono in una lista di sconfitte perché non ci sono. Si leggono nei due segnali in cui l’avversario riesce a segnare: il Marocco concede un gol al Níger e uno allo Zambia. In entrambi i casi la partita resta “umana”, e questo dice che, quando l’intensità cala o quando l’attenzione su un episodio scende, l’avversario può trovare spazio. La buona notizia è che la reazione è stata sempre vincente; la sfida del Mondiale sarà evitare che quei graffi diventino ferite, perché contro avversari di alto livello un singolo gol concesso può cambiare il destino del girone.

Il Gruppo in il Mondiale

Il Mondiale mette il Marocco nel Gruppo C con un calendario che non permette distrazioni: si parte subito contro il Brasile, poi l’ordine non concede appigli, e si chiude contro Haiti. Tre partite, tre contesti emotivi diversi. La prima è quella in cui devi essere perfetto senza pretendere di dominare. La seconda è spesso la partita che decide la classifica, perché cade nel mezzo e perché arrivano già le prime pressioni da calcolo. La terza può diventare una finale o una formalità: dipende da come hai gestito le prime due.

La struttura del girone, per il Marocco, suggerisce un principio: non pensare in termini di “prestigio” ma in termini di “punti e differenza reti”. I dati delle Eliminatorie parlano chiaro: il Marocco ha mostrato capacità di segnare molto e subire pochissimo. È un capitale che, in un girone mondiale, serve per due cose: restare vivo anche quando la partita non è tua, e sfruttare le gare in cui puoi imporre ritmo e qualità.

C’è anche un elemento geografico e logistico che influisce sul tono del girone: New York/New Jersey, Boston, Atlanta. Tre città, tre stadi, tre atmosfere differenti, e tempi di recupero che diventano parte del match. Qui il Marocco arriva con una certezza: nelle qualificazioni ha saputo gestire spostamenti e sedi variabili, e soprattutto ha saputo ripetere prestazioni solide senza oscillazioni evidenti tra una finestra e l’altra.

Partita per partita, il copione possibile va letto senza inventare caratteristiche degli avversari: restiamo sul Marocco, sulle sue forze e su ciò che ha mostrato.

  • Contro il Brasile, la chiave sarà la tenuta difensiva: 2 gol subiti in 8 partite di qualificazione sono un biglietto da visita, ma qui la domanda è se la squadra riesce a mantenere la stessa densità e attenzione per 90 minuti. È una partita da accettare a tratti senza palla e scegliere con lucidità quando accelerare.
  • Contro la Scozia, il Marocco deve evitare che la partita si incastri su un dettaglio: la qualificazione dice che sa vincere anche 1-0 o 2-1, quindi non serve frenesia. Serve una partita “da chiave inglese”: stringere, controllare, colpire quando arriva il momento.
  • Contro Haiti, l’obiettivo sarà imporre condizioni. E qui il Marocco può appoggiarsi alle sue goleade: quando trova la partita giusta, sa trasformare il dominio in gol e differenza reti. È il tipo di partita in cui il punteggio non è solo estetica: può essere classificazione.

Tabella

Data Stadio Città Rivalе
13 giugno 2026 MetLife Stadium Nuova York / New Jersey Brasile
19 giugno 2026 Gillette Stadium Boston Scozia
24 giugno 2026 Mercedes-Benz Stadium Atlanta Haiti

Pronostici, con prudenza e linguaggio pulito:

  • Brasile vs Marocco: pareggio
  • Scozia vs Marocco: vince Marocco
  • Marocco vs Haiti: vince Marocco

Ecco le chiavi di qualificazione, in versione “da spogliatoio”, senza fumo:

  • Tenere la partita contro il Brasile dentro un punteggio corto: restare attaccati al match fino alla fine.
  • Non sprecare la gara centrale: contro la Scozia servono punti, anche con una vittoria di misura.
  • Arrivare all’ultima giornata con margine mentale: se serve, usare la partita con Haiti anche per sistemare la differenza reti.
  • Proteggere il dettaglio: nelle qualificazioni i due gol subiti sono arrivati in momenti “intermedi” della partita; al Mondiale quel dettaglio pesa doppio.

Opinione editoriale

Il Marocco arriva al Mondiale con un pregio raro: la sensazione di squadra “intera”. Non perfetta, non invincibile per definizione, ma intera. Otto vittorie su otto non sono un certificato di gloria: sono un’abitudine a fare il necessario, ogni volta, senza dipendere dall’umore della serata. E quando una nazionale ha quell’abitudine, entra nel torneo con un vantaggio invisibile sugli altri: sa già come si vince anche quando non si brilla.

Il rischio, proprio per questo, è psicologico: credere che il copione si ripeta da solo. Il Mondiale non perdona la mezza distrazione, e il promemoria è scritto dentro la qualificazione stessa: il 21 marzo 2025 contro il Níger, il Marocco va sotto e deve inseguire fino al 90+1’ per prendersi la vittoria. È una lezione utile: quando l’episodio ti morde, non puoi aspettare che si stanchi. Devi reagire, ma senza perdere ordine. Se il Marocco porta al Gruppo C la stessa calma feroce con cui ha trasformato una trasferta “scomoda” in un 0-2, allora il suo Mondiale non sarà una cartolina: sarà una storia con continuità, pagina dopo pagina.