Tunisia - Grupo F
🇹🇳 Aquile di Cartagine, porta blindata e coltello tra i denti
Una qualificazione senza sbavature, numeri da squadra matura e un girone mondiale che obbliga a scegliere quando colpire e quando resistere
Introduzione
C’è un modo molto africano — e molto tunisino — di raccontare una qualificazione: non con fuochi d’artificio continui, ma con la sensazione che la partita sia sempre sotto controllo, anche quando il punteggio non lo urla. La Tunisia di questo ciclo ha camminato così: passi corti, schiena dritta, e la porta chiusa a chiave. Niente fronzoli, pochi regali, e un’idea semplice: prima non prendere gol, poi trovare il colpo.
Il film comincia in casa, il 17 novembre 2023, con un 4-0 a São Tomé e Príncipe che non lascia spazio a interpretazioni. È l’esordio che mette subito le cose in ordine: ritmo, precisione, e la sensazione che la squadra abbia un calendario in testa. Un gol nel primo tempo, poi la partita che si apre e diventa pratica amministrata: Meriah, Msakni, Rafia, Ben Larbi. Quattro firme diverse, come a dire che il pane non lo porta uno solo.
Poi arrivano quelle vittorie che pesano più dei titoli: 0-1 a Malaui il 21 novembre 2023, decisa al minuto 87 su rigore di Msakni, e 0-1 in Liberia il 19 marzo 2025, con Mastouri dopo quattro minuti. Partite sporche, terreni emotivi, contesti meno comodi: la Tunisia le ha giocate come si giocano le qualificazioni vere, quelle che non perdonano l’ansia. E quando c’è stato da stringere i denti, lo 0-0 del 9 giugno 2024 in Namibia è diventato un punto “di granito”: non brillante, ma utile, e soprattutto coerente con l’identità.
Se serve un momento-bisagra da evidenziare, ce n’è uno che profuma di qualificazione in anticipo: 8 settembre 2025, Guinea Equatoriale-Tunisia 0-1, gol di Ben Romdhane al 90+4. Non è solo una rete: è un segnale. La squadra non si spegne, non accetta il pareggio come destino, e quando sente l’odore della porta spalanca l’ultimo colpo. Un’altra svolta, di diversa natura, arriva un mese dopo: 10 ottobre 2025, São Tomé e Príncipe-Tunisia 0-6. Qui non c’è dramma: c’è la macchina che gira, la superiorità che diventa valanga e un reparto offensivo che si prende la serata.
I numeri, una volta atterrati, raccontano una qualificazione quasi irreale per pulizia: primo posto nel Gruppo H con 28 punti in 10 partite, 9 vittorie e 1 pareggio, zero sconfitte. E soprattutto un dato che definisce lo stile più di mille aggettivi: 22 gol fatti, 0 subiti, differenza +22. Dieci partite senza concedere nemmeno un gol non è “solo” solidità: è un ecosistema in cui ogni rischio è misurato e ogni errore viene assorbito.
E adesso, nel passaggio verso il Mondiale, la Tunisia porta in valigia una certezza e una domanda. La certezza è la porta blindata: se il torneo si gioca anche sul saper soffrire, loro hanno già il manuale. La domanda è l’altra faccia: quando i margini si restringono e gli avversari alzano la qualità, basterà il colpo singolo, il rigore, la palla inattiva, la transizione breve? Il girone mondiale sarà il laboratorio definitivo.
Il percorso delle qualificazioni
Il percorso di qualificazione in CAF è stato lineare nella struttura e lungo nella fatica: una fase a gironi con andata e ritorno, dove ogni squadra affronta le altre due volte. In questo formato, il primo classificato del gruppo ottiene il pass diretto: non c’è spazio per calcoli sofisticati, perché l’obiettivo è uno solo, arrivare davanti a tutti. La Tunisia ha interpretato questa logica in modo quasi scolastico: vincere il più possibile, non concedere niente, e lasciare agli altri l’ansia della rincorsa.
Dentro il Gruppo H, la classifica finale è un ritratto nitido del perché: Tunisia 28 punti, poi un vuoto d’aria e un blocco di inseguitrici. Namibia e Liberia chiudono a 15, Malaui a 13, Guinea Equatoriale a 11, São Tomé e Príncipe a 3. Ma più che i punti, parla la differenza reti: +22 con zero gol incassati. I rivali diretti non sono stati “spazzati via” ogni volta con goleade: spesso la Tunisia ha scelto la via corta, il punteggio minimo, la partita che non si rompe. È una forma di dominio diversa: non travolge sempre, però non si lascia mai mordere.
Il dettaglio che racconta la maturità è nella distribuzione dei risultati: in 10 partite, la Tunisia ha vinto 6 volte senza subire segnando almeno due gol (4-0, 2-0, 3-0, 3-0, 6-0, più un’altra vittoria 3-0) e ha vinto 4 volte con scarto minimo o comunque da gara chiusa (1-0 contro Guinea Equatoriale, 1-0 a Malaui, 1-0 in Liberia, 1-0 a Guinea Equatoriale). In mezzo, un solo pareggio: 0-0 in Namibia. Tradotto: quando la partita era da gestire, è stata gestita; quando si poteva spingere, ha spinto.
C’è anche un’altra lettura, quasi “da analista di prestazione”: la Tunisia ha costruito una qualificazione che riduce la variabilità. Se vinci di misura, sei esposto a un episodio; se però non prendi mai gol, quell’episodio deve capitare due volte: prima contro, poi a favore dell’avversario. Qui non è mai successo. E perfino nelle serate di rigore — Msakni a Malaui, Ben Romdhane contro Guinea Equatoriale in casa, Abdi contro la Namibia — la squadra ha trasformato la partita in un corridoio stretto.
La progressione cronologica mostra un inizio energico, una fase centrale di controllo e un finale in accelerazione. Dopo il 4-0 iniziale, la Tunisia vince 0-1 a Malaui e poi mette due 1-0 casalinghi di qualità diversa: uno “normale” contro Guinea Equatoriale (rigore all’82), uno “clinico” contro Malaui nel ritorno (2-0 con gol negli ultimi minuti). La parte finale è un manifesto: 3-0 alla Liberia, 0-1 al 90+4 in Guinea Equatoriale, 0-6 e poi 3-0 alla Namibia. La squadra chiude forte, non galleggia.
E adesso mettiamo ordine in modo chirurgico: tutti i match, uno per uno. Perché l’identità di una nazionale, nelle qualificazioni, è spesso la somma di contesti.
Tabella 1
| Data | Gruppo | Giornata | Avversario | Condizione | Risultato | Marcatori | Sede |
|---|---|---|---|---|---|---|---|
| 17 novembre 2023 | H | 1 | São Tomé e Príncipe | Casa | 4:0 | Meriah 37', Msakni 53', Rafia 79', Ben Larbi 88' | Stadio Olimpico Hammadi Agrebi |
| 21 novembre 2023 | H | 2 | Malaui | Trasferta | 0:1 | Msakni 87' (rig.) | Stadio Nazionale Bingu |
| 5 giugno 2024 | H | 3 | Guinea Equatoriale | Casa | 1:0 | Ben Romdhane 82' (rig.) | Stadio Olimpico Hammadi Agrebi |
| 9 giugno 2024 | H | 4 | Namibia | Trasferta | 0:0 | Stadio Orlando | |
| 19 marzo 2025 | H | 5 | Liberia | Trasferta | 0:1 | Mastouri 4' | Complesso Sportivo Samuel Kanyon Doe |
| 24 marzo 2025 | H | 6 | Malaui | Casa | 2:0 | Jaziri 86', Achouri 90+2' (rig.) | Stadio Olimpico Hammadi Agrebi |
| 4 settembre 2025 | H | 7 | Liberia | Casa | 3:0 | Mastouri 8', Sassi 66', Saad 90+4' | Stadio Olimpico Hammadi Agrebi |
| 8 settembre 2025 | H | 8 | Guinea Equatoriale | Trasferta | 0:1 | Ben Romdhane 90+4' | Stadio di Malabo |
| 10 ottobre 2025 | H | 9 | São Tomé e Príncipe | Trasferta | 0:6 | Chaouat 36', Saad 39', 43', Gharbi 47', Ben Romdhane 68' (rig.), 90' | Stadio Olimpico Hammadi Agrebi |
| 13 ottobre 2025 | H | 10 | Namibia | Casa | 3:0 | Abdi 28' (rig.), Mejbri 55', Sassi 64' | Stadio Olimpico Hammadi Agrebi |
Dentro questa tabella c’è una storia parallela: la Tunisia ha segnato spesso nel finale, e in almeno due gare ha piazzato la stoccata oltre il minuto 90 (Saad 90+4 contro Liberia, Ben Romdhane 90+4 contro Guinea Equatoriale, e ancora Saad 90+4 nel 3-0 alla Liberia). È un indicatore di tenuta, ma anche di lucidità: non è “solo” fisico, è la capacità di restare nella partita e di non sprecare gli ultimi possessi.
Ora la classifica completa del gruppo: perché il contesto è fondamentale, e perché i punti degli altri spiegano l’assenza di brividi finali.
Tabella 2
| Pos | Squadra | Punti | PG | V | N | P | GF | GS | Diff |
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
| 1 | Tunisia | 28 | 10 | 9 | 1 | 0 | 22 | 0 | +22 |
| 2 | Namibia | 15 | 10 | 4 | 3 | 3 | 13 | 10 | +3 |
| 3 | Liberia | 15 | 10 | 4 | 3 | 3 | 13 | 11 | +2 |
| 4 | Malaui | 13 | 10 | 4 | 1 | 5 | 11 | 10 | +1 |
| 5 | Guinea Equatoriale | 11 | 10 | 3 | 2 | 5 | 8 | 15 | −7 |
| 6 | São Tomé e Príncipe | 3 | 10 | 1 | 0 | 9 | 5 | 26 | −21 |
Una lettura “da bordo campo” dice: la Tunisia ha vinto il gruppo non solo per superiorità, ma per differenza di approccio. Guardiamo le squadre subito dietro: entrambe a 15 punti, quindi a -13. Con 10 partite, significa che la Tunisia ha costruito un margine equivalente a più di quattro vittorie rispetto alle seconde. È un abisso. E, in termini di gol subiti, il confronto non è nemmeno possibile: Namibia 10, Liberia 11, Malaui 10; Tunisia 0.
Segmentiamo ancora, perché nel calcio dei dettagli la prestazione si misura a strati:
- Casa: 5 partite, 5 vittorie, 13 gol fatti, 0 subiti. Risultati: 4-0, 1-0, 2-0, 3-0, 3-0.
- Trasferta: 5 partite, 4 vittorie e 1 pareggio, 9 gol fatti, 0 subiti. Risultati: 1-0, 0-0, 1-0, 1-0, 6-0.
C’è una cosa interessante: lontano da casa, la Tunisia non ha “abbassato” l’ambizione in modo sistematico. Sì, ci sono tre 1-0 e uno 0-0, ma c’è anche il 0-6. Questo suggerisce che la squadra non è prigioniera di un solo copione: può scegliere la gara di controllo, ma se trova spazi e fragilità sa trasformare la partita in un esercizio di superiorità.
E ancora: le partite da un gol di scarto sono quattro (quattro 1-0), più un pareggio. Sono cinque gare su dieci decise da un episodio, eppure senza mai pagare dazio. Qui si vede la forza “da selezione”: non sempre spettacolo, spesso gestione. È la qualità che fa la differenza nei tornei brevi, dove il margine d’errore è minimo.
Come giocano
Dai risultati emerge una Tunisia con un obiettivo primario chiarissimo: ridurre la partita, accorciarla, impedirle di diventare caotica. I numeri non lasciano scampo: 0 gol subiti in 10 gare. Non è solo “difendere bene”: è costruire una struttura emotiva in cui l’avversario smette di crederci. Se dopo un’ora sei ancora 0-0 o 0-1 e non hai creato abbastanza, la partita ti si sbriciola in mano.
La seconda caratteristica è l’efficacia selettiva. La Tunisia segna 22 gol in 10 gare: 2,2 di media. Ma la distribuzione è bivalente: da un lato goleade nette (4-0, 3-0, 3-0, 6-0), dall’altro vittorie strette (quattro 1-0) e un solo 0-0. È come se la squadra avesse due modalità: “chiudiamo e colpiamo”, oppure “quando si apre, non smettiamo più”. Questo tipo di doppio registro è prezioso al Mondiale, dove non sempre puoi imporre il tuo ritmo, ma puoi scegliere quando accelerare.
Il ritmo delle partite, letto attraverso i minuti dei gol, racconta anche un’altra tendenza: la Tunisia non ha bisogno di segnare subito per stare bene. Certo, in Liberia va in vantaggio al 4’, ma in altre gare decisive trova la rete tardi: rigore all’82 contro Guinea Equatoriale, rigore all’87 a Malaui, gol al 90+4 a Malabo. Non è un dettaglio romantico: è un indicatore di pazienza e di tenuta mentale. Se non segni nel primo tempo, non ti disunisci; se la partita resta in bilico, non ti innervosisci. E quando l’avversario cala o si sbilancia, arriva la zampata.
Sul reparto gol c’è un messaggio netto: non è una squadra “monotematica”. I marcatori in lista sono diversi: Meriah, Msakni, Rafia, Ben Larbi, Ben Romdhane, Mastouri, Jaziri, Achouri, Sassi, Saad, Chaouat, Gharbi, Abdi, Mejbri. È un ventaglio largo, con gol anche da rigore e con contributi di giocatori diversi. Questo riduce la dipendenza da un solo finalizzatore e rende più difficile per gli avversari preparare una partita “a uomo” su un’unica soluzione.
Le vulnerabilità, in una squadra che non subisce gol, non stanno tanto nelle crepe difensive quanto nei contesti che la costringono a produrre. Il pareggio 0-0 in Namibia è l’esempio più pulito: se l’avversario riesce a togliere profondità e a non scomporsi, la Tunisia può finire per giocare una gara a basso punteggio dove ogni occasione pesa il doppio. E le quattro vittorie per 1-0 dicono che il margine, a volte, è stato minimo: contro avversari di livello superiore, quel margine può diventare una monetina che non sempre cade dalla parte giusta.
In sintesi, la Tunisia appare come una selezione che vive bene nel “corto”: match chiusi, punteggio controllato, attesa del momento. Ma quando l’avversario scivola, la Tunisia ha dimostrato di poter amplificare: 3-0, 4-0, 6-0. Il compito al Mondiale sarà scegliere il momento giusto per cambiare marcia senza perdere l’equilibrio che l’ha resa quasi intoccabile nelle qualificazioni.
Il gruppo al Mondiale
Il Gruppo F del Mondiale propone tre serate molto diverse, anche per contesto e logistica: due partite a Monterrey, allo stesso stadio, e una a Dallas. Questo dettaglio è meno marginale di quanto sembri: ripetere ambiente e routine nella prima parte di un torneo aiuta le nazionali a stabilizzarsi, soprattutto quando le partite sono tese e si giocano su episodi.
La Tunisia esordisce il 14 giugno 2026 contro un avversario ancora da definire: “Rival por definirse, saldrá del play-off UEFA Ruta B: Ucraina, Svezia, Polonia o Albania.” Qui la prima parola chiave è “ordine”. Senza sapere chi sarà l’avversario, la Tunisia deve portare in campo ciò che conosce di sé: partita corta, gestione dei momenti, non regalare transizioni. È un match in cui il piano deve essere indipendente dal nome: non concedere il primo gol, restare dentro fino all’ultima mezz’ora, e preparare la gara a un episodio favorevole.
Il secondo appuntamento, 20 giugno 2026, è Tunisia-Giappone. Qui il tema non è l’incognita, ma il ritmo. Il Giappone tende a chiedere continuità e precisione; la Tunisia dovrà scegliere se abbassare il volume e portarli in un corridoio stretto, o se accettare una partita più scorrevole rischiando di allungarsi. Guardando i dati delle qualificazioni, la Tunisia ha dimostrato di saper vincere anche senza dominare (i quattro 1-0), e soprattutto di saper restare pulita dietro. L’obiettivo realistico, in chiave girone, è non trasformare la partita in una gara di “andata e ritorno”.
La chiusura, 25 giugno 2026, è Tunisia-Paesi Bassi, ad Arlington, AT&T Stadium, Dallas. È la partita che definisce il gruppo, perché contro un avversario di prima fascia la Tunisia dovrà portare al massimo la sua virtù principale: ridurre l’area degli errori. Qui diventa decisivo anche il dato psicologico delle qualificazioni: segnare tardi, saper stare in partita fino al 90+4. Contro squadre che non perdonano, la resilienza deve diventare anche lucidità: non concedere il gol “stupido”, non farsi prendere dalla fretta se il punteggio resta in equilibrio.
Ecco il programma dei tre match, con la regola chiara: niente codici, solo descrizioni comprensibili.
| Data | Stadio | Città | Avversario |
|---|---|---|---|
| 14 giugno 2026 | Stadio BBVA | Monterrey | Rival por definirse, saldrá del play-off UEFA Ruta B: Ucraina, Svezia, Polonia o Albania. |
| 20 giugno 2026 | Stadio BBVA | Monterrey | Giappone |
| 25 giugno 2026 | AT&T Stadium | Dallas | Paesi Bassi |
Partita per partita, con un pronostico in linguaggio asciutto e senza teatro:
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14 giugno 2026, contro “Rival por definirse, saldrá del play-off UEFA Ruta B: Ucraina, Svezia, Polonia o Albania.” Copione probabile: avvio prudente, Tunisia attenta a non concedere campo alle spalle, partita che si decide su un dettaglio (palla ferma, rigore, seconda palla). La Tunisia ha già mostrato di saper vivere di episodi: 1-0 al minuto 82, 1-0 al minuto 87, 1-0 al minuto 90+4. Se il match resta nel “corto”, la Tunisia ci sta comoda. Pronostico: empate.
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20 giugno 2026, Tunisia-Giappone Copione probabile: gara più tecnica e più ritmata rispetto all’esordio, con la Tunisia chiamata a scegliere quando pressare e quando abbassarsi. La chiave, dal punto di vista tunisino, è non concedere il primo gol: nelle qualificazioni, non subire mai ha significato poter gestire punteggio e nervi. Qui quel vantaggio psicologico pesa. Pronostico: empate.
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25 giugno 2026, Tunisia-Paesi Bassi Copione probabile: partita in cui la Tunisia deve accettare fasi senza palla e proteggere la propria area, cercando di essere clinica quando si apre una finestra. Le quattro vittorie per 1-0 nelle qualificazioni raccontano una squadra capace di “rubare” la partita senza dominarla, ma contro un avversario superiore il rischio è che una singola disattenzione basti. Pronostico: gana Paesi Bassi.
Chiusura con chiavi di qualificazione, concrete e senza formule da scommessa:
- Tenere il match dentro punteggi bassi: nelle qualificazioni la Tunisia ha costruito il suo potere sullo 0 dietro e sul colpo singolo davanti.
- Arrivare viva all’ultima mezz’ora: i gol decisivi al minuto 87 e 90+4 sono un capitale mentale da spendere.
- Evitare partite “lunghe”: più la gara si apre, più aumentano gli episodi difensivi da gestire.
- Capitalizzare le situazioni sporche: rigori e finali concitati hanno già portato punti pesanti.
- Non perdere l’equilibrio dopo il primo risultato: la gestione del secondo match, a Monterrey, può orientare tutto il girone.
Opinione editoriale
La Tunisia arriva al Mondiale con una dote che non si compra: la credibilità. Dieci partite, zero gol subiti, e un girone vinto senza dover guardare negli occhi l’ansia dell’ultima giornata. È una squadra che sa chi è, e questo, nelle nazionali, è metà del lavoro. Se la partita diventa nervosa, se il pubblico pesa, se il campo non scorre, la Tunisia non si spaventa: ci vive.
Ma proprio quella credibilità può diventare una trappola sottile: pensare che basti “stare bene dietro” per portare a casa tutto. Le qualificazioni raccontano anche altro: quattro 1-0, un solo 0-0, molte gare decise da un dettaglio. Al Mondiale i dettagli non sono un comodino: sono una scogliera. Serve la stessa solidità, sì, ma con una qualità in più nella scelta del momento in cui rischiare.
Il punto non è cambiare pelle: sarebbe un errore. Il punto è dare più precisione alla stessa identità. Perché una squadra che non concede nulla ha diritto di sognare, ma una squadra che non trova abbastanza soluzioni davanti rischia di farsi catturare dal pareggio come da una corrente lenta. La Tunisia, quando ha sentito l’odore della qualificazione, ha colpito al 90+4 a Malabo il 8 settembre 2025: quella è la cartolina da tenere in tasca. Non per romanticismo, ma per metodo.
L’avvertimento finale è semplice e concreto: se al Mondiale la Tunisia si ritroverà in una partita bloccata come Namibia-Tunisia 0-0 del 9 giugno 2024, dovrà saper aggiungere un secondo piano offensivo senza rompere l’equilibrio. Perché nel torneo grande, lo 0-0 può essere un punto d’oro o un’occasione persa. E la differenza, spesso, sta in un’ultima palla giocata bene.