Norvegia - Grupo I

Norvegia ️: il ritorno del Nord con il martello in area

Norvegia 🇳🇴⚽️: il ritorno del Nord con il martello in area

Otto su otto nel girone e un Mondiale che profuma di sfida vera, tra goleade, cinismo e un centravanti che accorcia le partite

Introduzione

C’è un tipo di squadra che non bussa: entra. La Norvegia di queste qualificazioni UEFA ha fatto proprio questo, con un calcio diretto quando serve e spietato quando può. Non è un racconto di possesso sterile o di attese infinite: è una storia di porte spalancate a calci, di partite risolte presto e di un gruppo che, una volta messo il naso davanti, non ha più guardato indietro.

Il viaggio comincia lontano da casa, e comincia forte. Il 22 marzo 2025, a Chișinău, la Norvegia inaugura il cammino con un 0-5 alla Moldavia: Ryerson apre al 5’, poi Haaland, Aasgaard, Sørloth e Dønnum completano il quadro. Tre giorni dopo, il 25 marzo 2025, a Debrecen, arriva un 2-4 su Israele: partita più “vera”, con un paio di scossoni, ma risposta sempre presente. Da lì in poi, la sensazione non è tanto che la Norvegia possa vincere il girone: è che lo voglia fare senza lasciare briciole.

Poi ci sono le serate che fanno da svolta emotiva, quelle che cambiano il modo in cui ti guardano gli altri. Il 6 giugno 2025, a Oslo, Norvegia-Italia finisce 3-0: Sørloth, Nusa, Haaland. Una dichiarazione, più che un risultato. E c’è un’altra data che resta incollata alla stagione: 16 novembre 2025, a Milano, Italia-Norvegia 1-4. Un campo che pesa, uno 0-? che non succede per caso: succede quando una squadra ha smesso di chiedere permesso.

A conti fatti, la fotografia è pulita e impressionante: primo posto nel Gruppo I con 24 punti in 8 partite, otto vittorie su otto. Numeri che non hanno bisogno di trucco: 37 gol fatti, 5 subiti, differenza reti +32. Sembra una squadra che sa stare in ogni tipo di partita, ma preferisce farla finire presto. E quando non può, la spinge comunque dove vuole.

Il dettaglio che rende il racconto più “da campo” che da tabellino è la distribuzione delle serate: trasferte gestite senza panico, gare in casa trasformate in festival del gol, e un asse offensivo che alterna colpi singoli a raffiche. Se cerchi il momento in cui questa Norvegia si è riconosciuta forte, lo trovi nelle prove contro l’Italia; se cerchi il momento in cui ha capito di poter diventare ingiocabile, probabilmente lo trovi nell’11-1 del 9 settembre 2025 contro la Moldavia.

Il percorso delle qualificazioni

Il percorso UEFA qui è lineare nella lettura dei fatti: girone a cinque squadre, classifica finale, e Norvegia che chiude in cima con qualificazione diretta. Dietro, l’Italia termina seconda e finisce nella zona play-off. Il resto del gruppo scivola via: Israele terza, Estonia quarta, Moldavia quinta. La differenza tra “primo” e “secondo” non è sottile: è un divario di sei punti e, soprattutto, di controllo emotivo delle partite.

La classifica del Gruppo I racconta anche una cosa utile per capire la sostanza: la Norvegia non ha solo vinto, ha scavato. 37 gol segnati in 8 gare significano più di 4,6 gol a partita. E 5 subiti in 8 dicono che non è stata solo una squadra “di attaccanti”: è stata una squadra che ha concesso poco e quasi mai nel modo che cambia l’inerzia. L’Italia, seconda, ha 21 gol fatti e 12 subiti: numeri dignitosi, ma con un differenziale (+9) che impallidisce davanti al +32 norvegese.

Se si guarda la distanza dai rivali, emerge un altro dato: la Norvegia ha inflitto colpi pesanti ai due avversari più abbordabili, ma ha costruito il capolavoro sulle partite che fanno classifica psicologica, quelle con l’Italia. Un 3-0 in casa e un 1-4 a Milano valgono più dei punti: definiscono lo status. Israele ha segnato 18 gol ma ne ha presi 20: squadra capace di fare male, ma spesso vulnerabile. Estonia e Moldavia invece hanno sofferto: 21 e 31 gol subiti, rispettivamente.

E adesso, la cronaca partita per partita, quella che ti fa sentire il ritmo di una qualificazione. La Norvegia ha cominciato con un colpo in trasferta e ha continuato alternando solidità e spettacolo. Il 9 giugno 2025 in Estonia è un 0-1: non sempre si vince con cinque gol, e questo è un segnale di maturità, perché quel tipo di gara—bloccata, sporca, risolta da un episodio—è il test che spesso separa le squadre “belle” da quelle che arrivano davvero.

Poi c’è la partita che distorce le medie e, allo stesso tempo, svela una tendenza: il 9 settembre 2025, Norvegia-Moldavia 11-1. È una valanga che porta dentro di sé una lettura doppia. Da un lato, l’avversario crolla; dall’altro, la Norvegia non si ferma, non gestisce il 4-0, non si “accontenta”. E quando una squadra ha quella fame, diventa pericolosa anche contro chi, sulla carta, dovrebbe resistere meglio.

Negli ultimi due appuntamenti, il messaggio finale è quasi didattico: 13 novembre 2025, Norvegia-Estonia 4-1 (Sørloth doppietta ravvicinata, Haaland ancora, con una risposta estone a partita già indirizzata). E 16 novembre 2025, il già citato 1-4 a Milano: Nusa e Haaland la ribaltano e la chiudono, Strand Larsen mette il sigillo al recupero. La Norvegia finisce il girone come lo ha iniziato: in controllo e con la porta avversaria come orizzonte naturale.

Tabella 1

Data Gruppo Avversario Condizione Risultato Marcatori Stadio
22 marzo 2025 Gruppo I Moldavia Trasferta 0-5 Ryerson 5', Haaland 23', Aasgaard 38', Sørloth 43', Dønnum 69' Stadio Zimbru, Chisináu
25 marzo 2025 Gruppo I Israele Trasferta 2-4 Israele: Abu Fani 55', Turgeman 90+3'; Norvegia: Møller Wolfe 39', Sørloth 59', Ajer 65', Haaland 83' Stadio Nagyerdei, Debrecen (Ungheria)
6 giugno 2025 Gruppo I Italia Casa 3-0 Sørloth 14', Nusa 34', Haaland 42' Ullevaal Stadion, Oslo
9 giugno 2025 Gruppo I Estonia Trasferta 0-1 Haaland 62' Lilleküla Stadium, Tallinn
9 settembre 2025 Gruppo I Moldavia Casa 11-1 Norvegia: Myhre 6', Haaland 11', 36', 43', 52', 83', Ødegaard 45+1', Aasgaard 67', 76', 79' su rigore, 90+1'; Moldavia: Østigård autogol 74' Ullevaal Stadion, Oslo
11 ottobre 2025 Gruppo I Israele Casa 5-0 Khalaily autogol 18', Haaland 27', 63', 72', Nachmias autogol 28' Ullevaal Stadion, Oslo
13 novembre 2025 Gruppo I Estonia Casa 4-1 Norvegia: Sørloth 50', 52', Haaland 56', 62'; Estonia: Saarma 64' Ullevaal Stadion, Oslo
16 novembre 2025 Gruppo I Italia Trasferta 1-4 Italia: F. Esposito 11'; Norvegia: Nusa 63', Haaland 78', 79', Strand Larsen 90+3' Stadio Giuseppe Meazza, Milano

Tabella 2

Pos Squadra Punti PG V N P GF GS Diff Stato
1 Norvegia 24 8 8 0 0 37 5 +32 Mondiale 2026
2 Italia 18 8 6 0 2 21 12 +9 play-offs
3 Israele 12 8 4 0 4 18 20 -2 Non qualificata
4 Estonia 4 8 1 1 6 8 21 -13 Non qualificata
5 Moldavia 1 8 0 1 7 5 31 -26 Non qualificata

Dentro questi numeri c’è una segmentazione che aiuta a capire il “come”, non solo il “quanto”. In casa, la Norvegia ha trasformato l’Ullevaal in una rampa: 3-0 all’Italia, 11-1 alla Moldavia, 5-0 a Israele, 4-1 all’Estonia. Quattro partite, quattro vittorie, 23 gol fatti e 2 subiti: media mostruosa e, soprattutto, capacità di alzare il ritmo fino a far saltare la partita. Fuori casa, la musica è meno rumorosa ma ugualmente efficace: 0-5 in Moldavia, 2-4 con Israele, 0-1 in Estonia, 1-4 in Italia. Quattro vittorie, 14 gol fatti e 3 subiti: qui il dato è la gestione, perché anche quando la partita si complica—vedi i due gol incassati contro Israele—la Norvegia risponde con una rete in più, e poi un’altra ancora.

Ci sono anche indicatori “da prestazione” nascosti nei risultati. Quante gare decise di misura? Una sola: lo 0-1 in Estonia. È il dettaglio che fa suonare un campanello positivo: il gruppo non ha avuto bisogno di vivere sull’orlo, ma quando ci è finito sopra ci è rimasto lucido. Quante gare con almeno quattro gol segnati? Cinque su otto (0-5, 2-4, 11-1, 5-0, 1-4). Vuol dire che questa Norvegia, quando trova la porta, spesso la trova a ripetizione.

E infine la lettura del “peso specifico” dei gol subiti: 5 reti incassate in 8 partite, ma distribuite in modo che non costruiscono un’abitudine alla sofferenza. Due arrivano nel 2-4 con Israele, una nell’4-1 con l’Estonia, una all’inizio del 1-4 a Milano, e una è dentro l’11-1 come autogol. In sostanza: quasi mai l’avversario è riuscito a mettere davvero la Norvegia in una partita lunga e nervosa. Questo, in qualificazioni, è un vantaggio enorme.

Come giocano

La Norvegia, letta soltanto attraverso risultati e marcatori, sembra una squadra che cerca una cosa semplice e molto moderna: arrivare presto in area, e arrivarci con più di un modo. Il dato più netto è l’impatto offensivo: 37 gol in 8 gare. Non è solo produzione, è continuità. E quando la produzione è così costante, la sensazione è che il piano partita non dipenda da una singola sceneggiatura.

La prima firma è quella dei finalizzatori: Haaland è ovunque nelle cronache, con gol in sei partite su otto e con serate monstre, come i sei gol nel 11-1 alla Moldavia e la doppietta a Milano. Ma non è un monologo: Sørloth segna in quattro partite, con doppietta contro l’Estonia e gol pesanti contro Italia e Israele; Nusa timbra due volte e lo fa in partite di prestigio (Italia e Italia di nuovo, a Milano); Ødegaard entra nel tabellino nell’11-1; Aasgaard segna e poi raddoppia con una doppietta nella goleada; Strand Larsen chiude il 1-4 al recupero. Anche Ajer va a segno. Se l’avversario pensa “tolgo uno e ho risolto”, il tabellino suggerisce che non basta.

C’è poi un tema di ritmo, che si vede nei minuti: la Norvegia colpisce presto e colpisce spesso. A Chișinău segna al 5’. Contro l’Italia a Oslo va avanti al 14’. Nell’11-1 ha già segnato al 6’ e all’11’, e chiude il primo tempo aggiungendo anche Ødegaard al 45+1’. Contro Israele, l’autogol al 18’ e poi Haaland al 27’ disegnano una gara che, di fatto, viene “spezzata” prima della mezz’ora. E quando la partita è spezzata, la Norvegia sembra saperla trasformare in un’autostrada.

L’altra faccia della prestazione è l’efficienza difensiva, sempre letta dai numeri: 5 gol subiti, e una sola partita in cui concede più di una rete, il 2-4 contro Israele. Anche lì, però, la risposta offensiva è immediata e costante. Questo non significa invulnerabilità: significa che, nelle poche volte in cui l’avversario colpisce, la Norvegia ha un livello di produzione in grado di “assorbire” l’evento senza perdere la linea.

Le vulnerabilità, sempre senza inventare tattiche o sistemi, si intuiscono dai momenti in cui la Norvegia incassa. Contro Israele prende un gol al 55’ e un altro al 90+3’: uno nella ripresa, uno nel recupero. Contro l’Italia a Milano va sotto all’11’. Contro l’Estonia, pur vincendo 4-1, concede al 64’, in una gara già indirizzata. Traduzione pratica: quando l’avversario riesce a trovare un episodio dopo l’intervallo o in un momento di distrazione, la Norvegia può concedere. Non è un difetto strutturale dimostrato dai dati, ma è una zona da curare: evitare di regalare “riaperture” inutili, soprattutto contro avversari che, a differenza di quelli del girone, possono trasformare un 1-0 in una partita diversa.

E poi c’è il tratto psicologico che i risultati raccontano molto bene: non esistono pareggi. Otto partite, otto vittorie. Non è solo mentalità: è un modo di stare nella gara. Quando il match è aperto, la Norvegia accelera. Quando è bloccato, come in Estonia, lo risolve comunque. Questo è un indicatore di maturità competitiva: non sempre sarai brillante, ma devi restare concreto. E lo 0-1 fuori casa è quasi più “Mondiale” delle goleade, perché assomiglia alle partite in cui basta un dettaglio per vivere o morire nel girone.

Il gruppo al Mondiale

Il Gruppo I del Mondiale propone subito una scena interessante: la Norvegia non entra in un girone comodo, entra in un girone che chiede di capire quando spingere e quando stringere i denti. Due avversari sono già scritti in chiaro—Senegal e Francia—e uno è “da definire” tramite repechaje. La sequenza del calendario è particolare: prima la partita contro il rivale da definire, poi Senegal, poi Francia. È un ordine che può cambiare le sensazioni: partire bene diventa fondamentale, perché le successive non promettono sconti.

La prima giornata è contro un avversario che arriverà dal repechaje internazionale Llave B. In termini pratici, significa: Rival por definirse, saldrá del repechaje internacional Llave B: Bolivia, Surinam o Irak. Non è una frase di suspense: è un promemoria operativo. Non si può sapere chi sarà, quindi non si può “leggere” lo stile dell’avversario. Quello che si può leggere è la responsabilità della Norvegia: impostare la partita, evitare di farsi sorprendere da un contesto emotivo particolare, e portare subito il match su una dimensione di concretezza.

La seconda partita, contro il Senegal, sarà un test diverso: non tanto per i nomi, quanto per la qualità della sfida. Qui la Norvegia dovrà dimostrare che la sua forza non è solo dentro le qualificazioni europee, ma anche nella capacità di gestire un confronto più fisico e più equilibrato. Il punto, per la Norvegia, sarà non farsi trascinare in una gara “di strappi” senza controllo: i dati del girone dicono che quando la Norvegia governa i momenti, produce tanti gol; quando deve inseguire l’episodio, ci riesce lo stesso, ma il margine si assottiglia.

La terza, contro la Francia, è il tipo di partita che definisce la narrativa di un Mondiale. Non serve inventare: è un avversario di altissimo profilo e l’ultima giornata di girone può essere un bivio. Qui la Norvegia dovrà portarsi dietro almeno un gruzzolo di punti dalle prime due, perché affrontare l’ultima con l’acqua alla gola è il modo migliore per spezzare anche le squadre più in forma.

C’è anche un aspetto logistico che pesa: due partite a Boston (Gillette Stadium) e una nell’area di New York / New Jersey (MetLife Stadium). Non è un tema di stanchezza per forza, ma di routine: restare nello stesso contesto per due gare può aiutare la gestione, ma richiede anche disciplina, perché il “non cambiare città” non equivale a “non cambiare pressione”. In un Mondiale, l’aria cambia tra una giornata e l’altra anche se il GPS dice che sei rimasto lì.

E allora, partita per partita, un pronostico prudente, costruito dal solo lato norvegese, senza attribuire caratteristiche non confermate agli avversari oltre il loro nome.

Tabella delle partite del girone

Data Stadio Città Avversario
16 giugno 2026 Gillette Stadium Boston Rival por definirse, saldrá del repechaje internacional Llave B: Bolivia, Surinam o Irak.
22 giugno 2026 MetLife Stadium Nueva York / Nueva Jersey Senegal
26 giugno 2026 Gillette Stadium Boston Francia

Primo match, 16 giugno 2026: qui la Norvegia deve costruire la sua partita tipo “da torneo”. La vittoria è spesso una questione di ordine: partire forte come ha fatto in tante gare di qualificazione (gol nei primi 15-20 minuti più volte), ma senza scoprire il fianco a un episodio. Pronostico: vince Norvegia.

Secondo match, 22 giugno 2026: contro il Senegal sarà decisivo capire se la Norvegia riesce a portare la gara su un punteggio “suo”, cioè su una dinamica in cui segna e poi continua a segnare, oppure su una dinamica dove basta un errore per pagare. I numeri dicono che la Norvegia, quando apre la partita, tende a dilagarla; ma qui dilagare non è un obbligo, è un’opzione. Pronostico: pareggio.

Terzo match, 26 giugno 2026: la Francia è l’esame più duro, anche solo per la gestione emotiva dell’ultima giornata. Se la Norvegia arriva con margine, può giocare una gara più calcolata; se arriva con necessità, potrebbe dover rischiare. Con i soli dati a disposizione, l’unica prudenza sensata è riconoscere l’alta difficoltà della sfida. Pronostico: vince Francia.

Chiavi per qualificarsi

  • Portare la partita d’esordio subito su binari chiari: intensità alta, zero regali nei primi 20 minuti e attenzione alle ripartenze.
  • Conservare la solidità difensiva vista nel girone: 5 gol subiti in 8 gare è un capitale, ma va protetto soprattutto nelle riprese.
  • Mantenere la varietà realizzativa: non dipendere da un’unica serata di Haaland, perché al Mondiale i dettagli cambiano.
  • Gestire l’inerzia emotiva: evitare che un gol incassato “accorci” la partita, come è successo in alcuni momenti contro Israele e a inizio gara a Milano.

Opinione editoriale

La Norvegia arriva al Mondiale con un biglietto da visita che non ammette fraintendimenti: otto vittorie, nessun pareggio, nessuna sconfitta. Ma la vera notizia non è il punteggio perfetto; è il modo. Una nazionale che segna 37 gol e ne concede 5 non sta semplicemente attraversando un girone: sta imponendo una gerarchia. E quando una gerarchia nasce contro un avversario come l’Italia, con un 3-0 e un 1-4, allora smette di essere “momento” e comincia a somigliare a identità.

Il rischio, però, è quello classico delle squadre che vincono tanto: credere che il gol arrivi comunque, sempre, in qualunque scenario. Le qualificazioni hanno mostrato che la Norvegia sa anche vincere di misura, come a Tallinn, ma hanno mostrato pure che può concedere qualcosa nei momenti di calo o di distrazione, come i gol presi nel finale contro Israele o l’avvio in salita a Milano. Al Mondiale, quei dettagli non sono rumore di fondo: sono trama.

E allora il finale è semplice, quasi severo: se questa Norvegia mantiene la fame senza perdere l’ordine, può trasformare la potenza in percorso. Se invece si concede un quarto d’ora distratto, rischia di trasformare una partita comoda in una partita lunga. L’avvertimento concreto sta tutto in un frame preciso: Italia-Norvegia, 16 novembre 2025, gol subito all’11’. Lì la Norvegia ha avuto la forza di ribaltarla e chiuderla 1-4. In un Mondiale, non sempre ti danno il tempo di rimettere a posto la storia. La differenza tra un girone dominato e un girone complicato spesso nasce da quei primi dieci minuti.