Germania - Grupo E

Germania  Il ruggito che torna, con numeri in tasca e un gruppo da comandare

Germania 🇩🇪🔥 Il ruggito che torna, con numeri in tasca e un gruppo da comandare

Una qualificazione costruita a colpi di gol e porte chiuse: ora il Mondiale chiama, e la Germania risponde con una firma netta

Introduzione

La Germania non si presenta: entra. E quando entra, lo fa con quella cadenza che conoscono bene gli avversari, un misto di controllo e impazienza, come chi non accetta di restare troppo a lungo in un discorso che sente di poter chiudere con una sola frase. Nelle Eliminatorie UEFA la sua storia non è stata un romanzo pieno di colpi di scena, ma una cronaca di forza: poche virgole, molte sottolineature.

C’è un dettaglio che racconta più di mille etichette: dopo una caduta iniziale, la Germania ha scelto la via più semplice e più crudele per rimettere ordine, quella che nel calcio non ammette repliche. Ha iniziato a segnare, ha continuato a segnare, e soprattutto ha smesso di concedere. Da Belfast a Lussemburgo, da Sinsheim a Lipsia, ha trasformato stadi e trasferte in tappe di una stessa marcia.

Poi arrivano i numeri, quelli che tolgono poesia ma restituiscono verità. Nel Gruppo A ha chiuso al primo posto con 15 punti in 6 partite: 5 vittorie, 1 sconfitta, nessun pareggio. Gol fatti 16, gol subiti 3, differenza reti +13. In un girone corto, dove ogni inciampo pesa doppio, la Germania ha scelto di non negoziare: o vince, o riparte più forte.

I momenti-bisagra, quelli che cambiano l’aria di una campagna, sono tre e hanno date precise. Il 4 settembre 2025 la Germania cade a Bratislava: Eslovaquia-Germania 2-0, con Hancko al 42' e Strelec al 55'. Una sconfitta secca, quasi didattica. Tre giorni dopo, il 7 settembre 2025, la risposta arriva in casa: Germania-Irlanda del Nord 3-1, con Gnabry al 7', Amiri al 69' e Wirtz al 72'. E infine il 17 novembre 2025, quando la campagna diventa manifesto: Germania-Eslovaquia 6-0 a Lipsia, con Woltemade, Gnabry, Sané (doppietta in cinque minuti), Baku e Ouédraogo. Un risultato che non è solo largo: è definitivo.

Dentro questa qualificazione c’è una Germania che ha scelto la via della sintesi: vittorie senza troppi giri, partite chiuse presto, e una capacità rara di trasformare una serata in una sentenza. Il Mondiale 2026 la attende nel Gruppo E, e la sensazione è che non voglia arrivarci per partecipare, ma per impostare subito il tono.

Il percorso delle qualificazioni

Il percorso UEFA, per una nazionale come la Germania, è una prova di disciplina prima ancora che di talento: un girone, sei partite, e la classifica che non perdona. Qui il verdetto è chiaro: la Germania ha centrato la qualificazione diretta al Mondiale 2026 vincendo il Gruppo A. Alle spalle, Eslovaquia e Irlanda del Nord restano agganciate all’idea dei play-off, mentre il Lussemburgo chiude senza punti.

La fotografia della classifica è pulita: Germania 15 punti, Eslovaquia 12, Irlanda del Nord 9, Lussemburgo 0. Ma la lettura “da campo” aggiunge una sfumatura: la Germania non ha gestito un equilibrio, lo ha spezzato. Ha chiuso con un +13 di differenza reti, mentre l’Eslovaquia, pur seconda con 12 punti, finisce addirittura in negativo (−2). È un’indicazione netta: chi ha vinto di più non è necessariamente chi ha avuto l’impatto più dominante; in questo caso sì, e con largo margine.

C’è anche un altro elemento che fa rumore: nessun pareggio per la Germania. Sei partite, sei risultati “pieni”: o prendi tre punti, o ti prendi una lezione. E quella lezione, a Bratislava, è stata l’unica macchia. Il resto è una sequenza di vittorie che mette insieme due qualità che raramente convivono con continuità: efficacia e solidità. Sedici gol segnati, tre subiti: significa una media di 2,67 gol a partita fatti e 0,50 concessi.

Il girone, però, non è stato una passerella lineare. La prima serata ha mostrato la fragilità del calcio internazionale: anche una grande può essere presa in contropiede emotivo e tattico da un avversario ordinato. Bratislava ha consegnato alla Germania un messaggio semplice: non basta “esserci”, bisogna imporre il proprio ritmo e non lasciare alla partita la libertà di scegliere il suo. Da quel momento in poi, la Germania ha giocato partite diverse, ma con lo stesso obiettivo: togliere ossigeno all’avversario, prima ancora che spazio.

La partita del 7 settembre 2025 contro l’Irlanda del Nord è stata la prima risposta strutturata. Non tanto per il 3-1 in sé, quanto per la distribuzione del colpo: Gnabry apre subito al 7', poi arriva un pareggio (Price 34') che rischia di trasformare la serata in una trappola, e lì la Germania non si scompone: due gol nel finale, Amiri 69' e Wirtz 72', e discorso chiuso. È un segnale di controllo psicologico: subire non significa cambiare identità.

Da ottobre in poi, la campagna assume i tratti dell’accelerazione. Il 10 ottobre 2025 la Germania schianta il Lussemburgo 4-0: Raum 12', Kimmich al 21' su rigore, poi ancora Kimmich al 50' e Gnabry al 48'. Il dato interessante, qui, è la varietà: gol di un esterno, di un centrocampista (e due volte), e di un attaccante/esterno offensivo. Non è una squadra che vive di un solo terminale.

Il 13 ottobre 2025 a Belfast arriva una vittoria “corta” e quindi preziosa: Irlanda del Nord-Germania 0-1, rete di Woltemade al 31'. In trasferta, contro una squadra che per natura cerca di sporcare il ritmo, la Germania dimostra di saper vincere anche senza spettacolo. Non serve segnare quattro volte: basta segnare una volta e non concedere. È una competenza da torneo grande.

Il 14 novembre 2025 a Lussemburgo la Germania ripete la lezione: 0-2 con doppietta di Woltemade (49', 69'). Anche qui, trasferta gestita, punteggio pulito, nessuna concessione. E poi, la notte di Lipsia del 17 novembre 2025: 6-0 all’Eslovaquia, cioè all’unica squadra che era riuscita a batterla. Una vendetta sportiva, sì, ma soprattutto un messaggio: quando la Germania riesce a installarsi nella partita, non si limita a vincere, tende a stravincere.

Per mettere ordine a questa storia, ecco tutti i match della Germania nel girone.

Data Gruppo Avversario Condizione Risultato Marcatori Germania Sede
4 settembre 2025 A Eslovaquia Trasferta Sconfitta 0-2 Bratislava, Tehelné pole
7 settembre 2025 A Irlanda del Nord Casa Vittoria 3-1 Gnabry 7', Amiri 69', Wirtz 72' Colonia, RheinEnergieStadion
10 ottobre 2025 A Lussemburgo Casa Vittoria 4-0 Raum 12', Kimmich 21' rig., Gnabry 48', Kimmich 50' Sinsheim, Rhein-Neckar-Arena
13 ottobre 2025 A Irlanda del Nord Trasferta Vittoria 1-0 Woltemade 31' Belfast, Windsor Park
14 novembre 2025 A Lussemburgo Trasferta Vittoria 2-0 Woltemade 49', 69' Lussemburgo, Stadio de Luxemburgo
17 novembre 2025 A Eslovaquia Casa Vittoria 6-0 Woltemade 18', Gnabry 29', Sané 36', 41', Baku 67', Ouédraogo 79' Lipsia, Red Bull Arena

La classifica del Gruppo A, completa, spiega perché la Germania può permettersi di arrivare al Mondiale con un’aria da squadra “intera”: non solo sopra, ma lontana.

Posizione Squadra Punti Partite Vittorie Pareggi Sconfitte Gol fatti Gol subiti Differenza reti Esito
1 Germania 15 6 5 0 1 16 3 +13 Mondiale 2026
2 Eslovaquia 12 6 4 0 2 6 8 −2 play-offs
3 Irlanda del Nord 9 6 3 0 3 7 6 +1 play-offs via Lega delle Nazioni
4 Lussemburgo 0 6 0 0 6 1 13 −12 Non qualificata

E ora qualche segmentazione numerica, perché le qualificazioni non sono solo “vittorie” ma anche “come ci arrivi”.

In casa, la Germania ha giocato 3 partite e le ha vinte tutte: 3-1 all’Irlanda del Nord, 4-0 al Lussemburgo, 6-0 all’Eslovaquia. Totale: 13 gol fatti, 1 subito. Questo dice due cose: la capacità di alzare il volume offensivo quando ha il pallone e lo stadio dalla sua, e la tendenza a non concedere rientri. L’unico gol incassato tra le mura amiche arriva al 34' contro l’Irlanda del Nord, e viene “spento” con una doppia frustata nel giro di tre minuti nella ripresa.

In trasferta, la Germania ha giocato 3 partite con bilancio 2 vittorie e 1 sconfitta: 0-2 in Eslovaquia, poi 1-0 e 2-0 tra Belfast e Lussemburgo. Totale trasferta: 3 gol fatti, 2 subiti. È una Germania più pragmatica fuori casa: non sempre spettacolare, ma capace di portare a casa punti con punteggi corti e difese asciutte.

Partite decise da un solo gol: una, quella di Belfast (0-1). Partite chiuse con due gol di margine o più: cinque su sei. È un altro indicatore di dominio: quando la Germania vince, spesso lo fa senza lasciare la maniglia della porta in mano all’avversario.

E poi c’è la sequenza più eloquente: dopo la sconfitta iniziale del 4 settembre 2025, arrivano cinque vittorie consecutive. Non è solo una striscia: è una correzione immediata della traiettoria, come se la squadra avesse usato Bratislava come promemoria e non come ferita.

Come gioca

Dai soli risultati emerge una Germania che cerca prima di tutto di comandare il punteggio, e solo dopo di “abbellire” la partita. Non è un dettaglio: in un torneo lungo e pieno di incastri, la capacità di segnare presto e poi mettere la gara su binari favorevoli vale quasi quanto la qualità tecnica. La rete di Gnabry al 7' contro l’Irlanda del Nord è un piccolo manifesto: partire forte, togliere all’avversario l’illusione di poter respirare.

La produzione offensiva è alta e regolare: 16 gol in 6 partite. Ma ancora più importante è come quei gol si distribuiscono per contesto. In casa sono 13, fuori 3. Questo racconta una squadra che, quando può costruire e spingere in modo continuativo, alza la cifra fino a trasformare la partita in un accumulo. Fuori casa, invece, sceglie spesso la via della concretezza: 0-1, 0-2. Non è “meno Germania”: è una Germania con due velocità emotive.

Il dato più da analista di rendimento è la solidità: 3 gol subiti in 6 partite, e ben 4 clean sheet (0-1 a Belfast, 4-0 col Lussemburgo, 0-2 a Lussemburgo, 6-0 con l’Eslovaquia). Significa che nella maggior parte delle gare la Germania non ha bisogno di inseguire: resta dentro un copione che controlla, con l’avversario costretto a inventarsi qualcosa contro una struttura che non si apre facilmente.

Anche il “reparto del gol” suggerisce una squadra non dipendente da un’unica firma. Gnabry segna in più partite (7 settembre, 10 ottobre, 17 novembre). Kimmich firma una doppietta contro il Lussemburgo (una su rigore, una su azione). Sané mette due colpi nella stessa gara (36' e 41') nel 6-0. E poi Woltemade: gol a Belfast, doppietta in trasferta a Lussemburgo, e ancora a Lipsia, più una rete nel 6-0. Quattro marcature in tre partite diverse, con gol pesanti perché spesso arrivano per aprire o blindare.

La vulnerabilità, invece, è leggibile in una sola pagina: la Germania ha perso 2-0 a Bratislava. Non serve costruire romanzi: è l’unico caso in cui non ha segnato e ha incassato due gol. La lezione è chiara e concreta: se non trova il primo gol, o se concede campo e fiducia a un avversario ordinato, può restare intrappolata in una partita che non le somiglia. È un rischio soprattutto nelle gare che si sporcano presto, quando l’altro trova un episodio e poi abbassa la serranda.

C’è però una risposta altrettanto chiara: nella gara di ritorno contro lo stesso avversario, la Germania non solo ha vinto, ha stravinto (6-0). Questo dice che, una volta trovati i riferimenti, tende a “risolvere” gli avversari in modo drastico. In chiave torneo, la domanda non è se segna tanto: è se riesce a portare la sua versione “casa” anche in partite neutrali e tese. I numeri suggeriscono che la base difensiva c’è; il salto sta nella continuità dell’impatto offensivo lontano da un contesto favorevole.

Il Gruppo in Mondiale

Nel Mondiale 2026 la Germania è inserita nel Gruppo E, e il calendario propone una traiettoria interessante: due gare consecutive contro avversari diversi per stile e contesto, poi la chiusura contro l’Ecuador. La prima impressione è che non sia un girone che si vince “in poltrona”, ma nemmeno uno in cui la Germania debba snaturarsi. È un gruppo da interpretare con lucidità: partire bene, non regalare nulla, e arrivare alla terza giornata senza fare calcoli creativi.

La prima partita è Germania-Curazao il 14 giugno 2026 a Filadelfia, al Lincoln Financial Field. L’esordio in un Mondiale è sempre una prova di nervi: non importa contro chi, la pressione è uguale, cambia solo il modo in cui ti entra nelle gambe. Per la Germania, che in qualificazione ha mostrato la capacità di segnare presto, l’obiettivo tecnico è semplice: evitare che la gara diventi lunga e “mentale”, e cercare invece un vantaggio iniziale per giocare poi con ordine.

La seconda è Germania-Costa d’Avorio il 20 giugno 2026 a Toronto, al BMO Field. Due partite consecutive senza trasferte interne al gruppo? No: qui il viaggio c’è, e il cambio di scenario può pesare. Per la Germania, che in trasferta nelle Eliminatorie ha segnato meno ma con pragmatismo, questa gara è una prova di equilibrio: avere pazienza senza perdere intensità. Se la partita resta sul filo, la Germania ha dimostrato di poterla chiudere anche con un solo gol, come a Belfast.

La terza è Ecuador-Germania il 25 giugno 2026, al MetLife Stadium di New York / New Jersey. Qui cambia tutto: l’ultima del girone spesso è la partita in cui, volente o nolente, emerge la classifica. Anche senza fare calcoli, è la gara più “sportiva” del pacchetto: un avversario con identità e una cornice grande. La Germania dovrà portarsi dietro il suo miglior pregio visto nella qualificazione: la capacità di difendere con serietà anche quando la partita è già in mano, perché in un Mondiale ogni gol subito può diventare un problema di differenza reti.

Ecco la tabella dei tre match del girone, come da calendario fornito.

Data Stadio Città Avversario
14 giugno 2026 Lincoln Financial Field Filadelfia Curazao
20 giugno 2026 BMO Field Toronto Costa d’Avorio
25 giugno 2026 MetLife Stadium New York / New Jersey Ecuador

Ora, partita per partita, con un pronostico in linguaggio semplice e con il focus su ciò che la Germania ha mostrato nei numeri delle Eliminatorie.

Germania-Curazao: la Germania arriva con una statistica che in un esordio vale oro: 4 gare su 6 di qualificazione senza subire gol, e 5 vittorie di fila dopo l’unico inciampo. L’idea-guida è non regalare l’inizio, perché quando la Germania va davanti tende a trasformare la gara in una sequenza di porte chiuse. Pronostico: gana Germania.

Germania-Costa d’Avorio: qui la Germania dovrà evitare la partita “a onde”, quella che ti fa spendere energie e ti costringe a rincorrere. Nelle Eliminatorie ha dato un segnale chiaro: anche quando il match si stringe, può vincere 0-1 o 0-2 senza concedere. Se riesce a mantenere pulita la fase difensiva, la qualità del suo attacco ha già dimostrato di saper aprire la partita con più interpreti. Pronostico: gana Germania.

Ecuador-Germania: la terza è spesso la più delicata perché entra in gioco la gestione, e la gestione è un’arte che si impara in gare come Bratislava (quando la partita ti sfugge) e Lipsia (quando la partita la domini). La Germania ha mostrato che sa reagire in modo feroce a una sconfitta, ma un Mondiale non concede il tempo di “rifare la gara” al ritorno. Qui serve maturità: se va in vantaggio, blindarla; se resta in equilibrio, non innervosirsi. Pronostico: empate.

Chiavi di qualificazione dal girone, in punti chiari e operativi:

  • Partire con una gara “pulita” nella prima giornata: segnare per primi e non concedere transizioni che allungano la partita.
  • Replicare la versione trasferta delle Eliminatorie: anche senza goleada, vincere con margine minimo ma controllo massimo.
  • Tenere alta la concentrazione difensiva: 3 gol subiti in 6 gare qualificazione è una base, ma in un girone ogni disattenzione pesa doppio.
  • Avere più marcatori attivi: Gnabry, Woltemade, Sané, Kimmich e altri hanno già firmato; in un torneo serve continuità di contributi.

Opinione editoriale

La Germania arriva al Mondiale con una qualità che nel calcio internazionale separa le squadre “forti” da quelle “serie”: sa trasformare una qualificazione in un’idea di sé. I 16 gol fatti e i 3 subiti non sono solo numeri: sono la descrizione di un comportamento. Quando accelera, chiude. Quando serve, controlla. E soprattutto, non vive di una sola faccia: può vincere 6-0 come può vincere 0-1, e questo, in un torneo, è quasi un superpotere.

Ma c’è una postilla che va rispettata: Bratislava, 4 settembre 2025, Eslovaquia-Germania 2-0. Quella serata ricorda che la Germania, se perde la presa emotiva sulla partita, può restare senza gol e senza appigli. Il Mondiale non offre il “ritorno” per vendicarsi: offre solo novanta minuti per non complicarsi la vita. La differenza tra una Germania che domina il girone e una Germania che si mette in discussione sta tutta lì: evitare di regalare la prima frattura.

Il bello — e il rischio — di una squadra con questa potenza è che finisce per misurarsi contro la propria versione migliore. La Germania ha dimostrato di saper ribaltare una narrativa con cinque vittorie in fila, ma il torneo grande non ti chiede di reagire: ti chiede di non cadere. E se serve un promemoria concreto, basta tornare a quella prima pagina: 4 settembre 2025, due gol presi, zero segnati. È l’unico avviso davvero credibile, proprio perché è già successo.